Operazione Halycon, nel mirino i rapporti tra mafia e massoneria, in manette funzionario della Regione

0
110
operazione halycon

L’operazione Halycon condotta questa mattina dal Ros dei carabinieri, ha portato al fermo di sette persone tra Palermo e Licata. Obiettivo dei militari dell’Arma la rete di connivenze tra mafia e massoneria in Sicilia.

Il blitz ha preso spunto dalle relazioni tra il capomafia Salvatore Seminara, ritenuto al vertice della famiglia di Caltagirone, già condannato e sotto processo per mafia e il duplice omicidio a Raddusa a Pasqua 2015, e alcuni esponenti mafiosi licatesi capeggiati da Giovanni Lauria per spartirsi appalti per la realizzazione di un complesso turistico alberghiero e la demolizione di immobili abusivi nel Comune di Licata.

Durante le indagini, il Ros ha documentato riunioni tra Lauria e i suoi più fidati sodali con gli esponenti della famiglia mafiosa di Caltagirone individuando quali esponenti della cosca licatese Giovanni Mugnos, Giacomo Casa, Angelo e Vito Lauria, quest’ultimo, figlio del boss Giovanni, era maestro venerabile di una loggia a Licata.

Il gruppo mafioso – sostiene l’accusa – si avvaleva di Lucio Lutri, insospettabile funzionario della Regione siciliana presso l’assessora all’Energia, appartenente una loggia massonica con sede a Palermo. L’uomo in passato è stato “maestro venerabile” della loggia palermitana “Pensiero e azione”, mentre oggi è “copritore interno” nella stessa loggia, inaugurata nel Capoluogo nel 2016. “L’associazione mafiosa – scrivono i pm nel provvedimento di fermo – ha avuto garantita da Lutri la sua disponibilità e l’utilizzo di importanti canali massonici, ottenendo vantaggi consistenti”.

L’ex “venerabile”, secondo l’inchiesta, si è anche rivolto a Giacomo Casa “al fine di costringere con metodi mafiosi un imprenditore che non voleva saldare un debito nei confronti di una persona a lui vicina”.

Nei dialoghi intercettati dai carabinieri Mugnos e Lutri sottolineano la necessità di non utilizzare i telefoni in quanto intercettabili e quindi pericolosi come “bombe”. Giovanni Lauria detto il professore viene indicato dai suoi uomini come mafioso “vecchio stampo” che rispetta le regole della “vecchia mafia”, come il disprezzo per il traffico di droga e il divieto di uccidere donne e bambini, ma inflessibile nel punire chi si è reso responsabile di quella che lui considera “una mancanza”.

Queste le sette persone fermate a Licata e Palermo, dai carabinieri del Ros del Comando provinciale di Agrigento, in esecuzione del provvedimento cautelare emesso dalla Procura di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia:  Giovanni Lauria ,di 79 anni, soprannominato “il professore”, Vito Lauria, di 49 anni, Angelo Lauria, di 45 anni, Giacomo Casa, di 64 anni. Giovanni Mugnos, di 53 anni, Raimondo Semprevivo, di 47 anni e Lucio Lutri, di 60 anni.