Operazione Kerkent, il boss di Agrigento pronto ad uccidere anche bambini

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L’operazione Kerkent, condotta questa notte dalla Dia, ha messo in risalto la ferocia e la figura criminale di Antonio Massimino, (arrestato nel 1999 e nel 2005 nell’ambito delle operazioni “Akragas” e “San Calogero”), che, una volta scarcerato è arrivato ai vertici della famiglia mafiosa di Agrigento/Villaseta per diretta investitura dal boss agrigentino Cesare Lombardozzi, poi deceduto.

Sin dalla scarcerazione, avvenuta nel gennaio 2015, ha rilanciato gli aspetti operativi e quelli logistici di un’intensa attività di traffico di stupefacenti, attraverso uno strutturato gruppo criminale armato, attivo nel narcotraffico, composto, fra gli altri, da Valentino Messina, fratello di Gerlandino, considerato ex vice capo provinciale di Cosa nostra per la provincia di Agrigento.

Particolarmente violento, Massimino è arrivato a minacciare di morte, con un cacciavite, un affiliato, prospettando anche l’eventualità di uccidere bambini pur di affermare la propria autorevolezza criminale. In un’occasione ha sequestrato un 38enne accusato di truffa ai danni di un affiliato commerciante d’auto – in relazione all’acquisto di una vettura con un assegno scoperto – e ha costretto la convivente 34enne, sotto la minaccia di armi, a subire ripetuti palpeggiamenti nelle parti intime.

I carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Agrigento hanno contestualmente arrestato due persone, Gabriele Miccichè di 28 anni e Salvatore Ganci di  45 anni, per sequestro di persona e violenza sessuale, aggravati dal metodo mafioso. Furono loro infatti, secondo gli investigatori, a supportare Massimino nel sequestro con atti libidine ai danni dell’imprenditore e della sua compagna.

Nella rete dell’operazione Kerkent è finito anche Andrea Puntorno, il capo degli ultrà della Juventus, ritenuto “referente di una delle principali piazze di smercio della droga nella città di Agrigento”. In passato membro di un’organizzazione criminale con base a Torino, è stato destinatario di misure cautelari per reati connessi al commercio illegale di sostanze stupefacenti e già indicato quale capo del tifo organizzato della Juventus, gruppo ultras “Bravi ragazzi”.

Nell’autunno 2018 aveva rilasciato un’intervista al programma televisivo Report, ammettendo anche l’attività di bagarinaggio. Il capocentro Dia di Palermo, Antonio Amoroso, parla di lui come “un tifoso della frangia più estrema della Juventus, coinvolto in passato in indagini di droga e ritornato nella sua città di origine, appunto Agrigento”.

Vasto il giro di droga ad Agrigento, di cui Puntorno sarebbe stato un tassello fondamentale. L’approvvigionamento di sostanza stupefacente è avvenuto con abitualità e da diversificati canali, quali quello: calabrese, per il tramite di un broker agrigentino; palermitano, espressione della cosca della Noce; di Palma di Montechiaro, ascrivibile a un gruppo di matrice stiddara.

Andrea Puntorno, sottolinea Roberto Cilona, direttore della sede Dia di Agrigento, “si occupava del canale diretto di approvvigionamento di stupefacenti dalla Calabria, con la famiglia Accorinti. Svolgeva una sorta di ruolo di brokeraggio”.

Aveva obbligo di dimora ad Agrigento e qui, ha aggiunto l’investigatore, aveva trasferito la camera di regia dell’attività di brokeraggio per i contatti e il traffico di stupefacenti”. Peraltro, ha detto il capo centro Dia di Palermo, Antonio Amoroso, “è arcinoto inoltre come la ‘Ndrangheta sia una organizzazione affidabile, sia a livello nazionale sia internazionale, per l’approvvigionamento del traffico di stupefacenti, per la sua capacità di produzione e la ingente disponibilità economica”.

Non risulta, da quando Puntorno si è trasferito ad Agrigento, “che abbia proseguito nell’attività di bagarinaggio con i biglietti della Juve, in quanto a capo di un gruppo di ultras, denominato Bravi ragazzi”.