Operazione Mafiabet, anche a Malta gli affari dei boss trapanesi

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cittadini siciliani bloccati a malta

L’operazione Mafiabet scattata questa mattina nel Trapanese conferma che Malta è il luogo dove convergono gli affari delle famiglie mafiose.

I carabinieri, infatti, hanno eseguito un ingente sequestro beni per 5 milioni che ha interessato otto società e imprese individuali, che gestivano non solo giochi on line, ma anche esercizi commerciali quali tabacchini, autonoleggi, bar, nonché società di servizi.

Di fatto uno dei fermati, Calogero Luppino, di recente aveva differenziato gli investimenti, acquistando anche società di scommesse a Malta. Qui, sottolinea chi indaga, aveva ampliato il suo giro d’affari, consolidando la sua posizione del lucroso settore imprenditoriale dei giochi.

Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Paolo Guido, e dai sostituti procuratori Gianluca De Leo e Francesca Dessì, hanno permesso di monitorare, così, la sua rapidissima ascesa imprenditoriale nel mondo delle scommesse e giochi on line. Luppino dirigeva e controllava il settore economico dei giochi e delle scommesse affidando alcune delle relative agenzie ad altri affiliati mafiosi. Un’ascesa favorita in tutto e per tutto dagli affiliati ai mandamenti mafiosi di Castelvetrano e Mazara del Vallo che obbligavano i vari esercizi commerciali del trapanese ad istallare i device delle società di Luppino e dell’altro fermato, Salvatori Giorgi, pena pesanti ritorsioni.

Gli esercizi che invece accettavano il monopolio esercitato da cosa nostra, potevano godere della protezione dei mafiosi pronti a punire chi, tra la delinquenza comune, li avessero presi di mira. Così accadeva con un bar di Petrosino, che aveva subito un furto proprio di macchinette per giochi riferibili alle società di Luppino e Giorgi: cosa nostra ha individuato il responsabile del furto e, tramite il referente mafioso di quel luogo, ha provveduto a infliggere una punizione esemplare.

Dal canto suo Luppino destinava parte dei proventi economici delle proprie attività imprenditoriali al sostentamento delle famiglie mafiose di Castelvetrano, di Campobello di Mazara e di Mazara del Vallo e garantiva il costante collegamento fra queste famiglie. Salvatore Giorgi, che gestiva la cassa dell’associazione mafiosa in questo specifico settore imprenditoriale, manteneva costanti contatti con gli altri associati, finalizzati alla pianificazione e realizzazione di numerose iniziative imprenditoriali, grazie all’appoggio e alla protezione di Dario Messina, reggente del mandamento mafioso di Mazara del Vallo. In quanto gestore della cassa provvedeva alla ripartizione degli utili in favore degli associati anche di altre famiglie mafiose, tra cui quella di Marsala.