Operazione Scrigno, “Paolo Ruggirello era a disposizione delle cosche”

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L’operazione Scrigno condotta questa notte dai carabinieri di Trapani ha evidenziato la presenza di un rapporto stretto tra mafia e politica. Paolo Ruggirello, ex deputato regionale del Pd, tra i 25 arrestati è accusato, infatti, di associazione mafiosa. Una contestazione pesantissima. Non soltanto ha favorito cosa nostra, ma come scrive il gip Piergiorgio Morosini, “ha preso parte all’associazione mafiosa, quale politico destinatario delle preferenze elettorali fatte confluire da esponenti dell’associazione nel corso di varie consultazioni elettorali, fornendo un concreto e specifico contributo per garantire gli interessi del sodalizio mafioso, cui metteva a disposizione – tramite singoli affiliati, con i quali intratteneva rapporti continuativi e ai quali si rivolgeva anche per questioni personali – l’influenza e il potere derivanti anche dalla sua posizione di deputato regionale dell’Assemblea regionale siciliana”.

Ruggirello, deputato all’Ars nelle precedenti tre legislature, nell’ultima conclusasi nel 2017 è stato deputato questore, al centro quindi, di delicati decisioni di Palazzo dei Normanni, e vice presidente della Commissione Affari istituzionali. Nato come collaboratore dell’ex assessore regionale al Bilancio e leader di Nuova Sicilia, Bartolo Pellegrino, Ruggirello si lancia in uno slalom tra gli autonomisti di Raffaele Lombardo e il Pd renziano.

Nel XIV legislatura è stato eletto nella lista Movimento per l’autonomia alle consultazioni del 28 maggio 2006 ottenendo, nel collegio di Trapani, 10.393 preferenze. E’ stato rieletto ad aprile 2008 nell’Mpa alleati per il Sud “Lombardo Presidente” con 10.478 preferenze. Confermato alle successive elezioni regionali del 28 ottobre 2012 nella lista “Nello Musumeci Presidente”, con 6.639 voti approdando successivamente del Pd. E’ stato candidato per elezioni regionali del novembre 2017 e nazionali, per il Senato, del marzo 2018, non risultando eletto.

Secondo gli inquirenti Paolo Ruggirello “garantiva piena disponibilità per tutelare gli interessi della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, anche relativi a futuri finanziamenti pubblici, attraverso accordi raggiunti con Michele Accomando, appartenente alla famiglia”.

Secondo il gip, che ha firmato la misura cautelare, Ruggirello “prometteva di interessarsi per far assumere a tempo indeterminato, presso l’ Azienda Ospedaliera Sant’Antonio Abate di Trapani, Margherita Buracci, figlia di Giovanni Buracci, appartenente alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara”. Non solo, il politico  “esercitava pressioni politiche per far sì che Calogero Giambalvo, nipote dell’associato mafioso Vincenzo La Cascia, subentrasse come consigliere comunale a Castelvetrano, quale primo dei non eletti, e prometteva allo stesso Giambalvo opportunità di lavoro all’interno del Parco archeologico di Selinunte”.

E avrebbe anche accettato “quale referente provinciale del movimento politico ”Articolo 4”, l’inserimento nella lista del movimento di una candidata, Daria Razziano, indicata espressamente da Filippo Sammartano, esponente della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara”.