Indagini segrete, accertamenti approfonditi e perfino una riunione in Prefettura del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. C’è grande allarme a Palermo sul caso del falso finanziere arrestato a palazzo di giustizia con una pistola carica e con matricola abrasa.
L’uomo si è presentato a uno dei varchi di accesso presentando l’arma ma anche un tesserino di agente della Guardia di finanza. Aveva già superato il primo controllo quando uno dei carabinieri in servizio lo ha raggiunto per una verifica del documento. Il sospetto che si trattasse di una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine si è rivelato fondato.
L’uomo ha infatti diversi precedenti per reati comuni ma, pur muovendosi in un giro di criminalità, non avrebbe legami con ambienti mafiosi. Il suo comportamento ha destato comunque grande preoccupazione. La pistola è considerata un’arma “professionale”: si tratta di una Beretta con un caricatore di 15 colpi.
La falsificazione del documento personale è un altro indizio su possibili collegamenti con gruppi organizzati. Perché il falso finanziere sia entrato armato a palazzo di giustizia non è chiaro. La Procura ha avviato un’indagine a largo raggio nel più stretto riserbo, tanto che dell’uomo non è stata rivelata neppure l’identità.
Ma secondo quanto scrive il sito Livesicilia.it, si tratta di Giovan Battista Calabria, 50 anni, residente nel rione di Santa Maria di Gesù. In precedenza Calabria era stato protagonista di rapine ai danni di persone alle quali si era presentato come rappresentante delle forze dell’ordine incaricato di eseguire una perquisizione. Fingendosi carabiniere tra giugno e luglio 2011 aveva compiuto quattro colpi. Nel febbraio 2012 aveva compiuto un’altra falsa perquisizione presentandosi come finanziere: in quella occasione aveva presentato un tesserino e un distintivo della Guardia di finanza.
Il fratello di Calabria, Stefano, era stato ucciso il 25 gennaio 2004 durante una rapina in un bar del rione Villagrazia. Stefano Calabria aveva puntato la pistola contro il proprietario. Per difendere il padre, il figlio Francesco aveva a sua volta impugnato una pistola e sparato contro il rapinatore, uccidendolo. L’uomo aveva vari precedenti ed era stato anche denunciato per associazione mafiosa. (ANSA)




