Palermo-Catania in aereo? La Gesap tira in ballo Ryanair

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All’inizio aveva tutta l’aria di una battuta spiritosa. Niente più che uno scherzo, di quelli che circolano così spesso su Facebook e sui social network. Poi è arrivata la proposta di Enzo Bianco, sindaco di Catania, che ha citato in modo tutt’altro che ironico questa ipotesi. Adesso, a quattro giorni dal disastro della A19, e mentre si fa inevitabilmente concreta la prospettiva di una chiusura a lungo termine dell’autostrada, l’idea di ripristinare i voli tra Palermo e Catania comincia a farsi strada sul serio.

Talmente sul serio che la Gesap, società di gestione dell’aeroporto di Palermo, ha già chiesto un incontro con i vertici di Ryanair per esplorare questa (non più peregrina) ipotesi. La notizia viene confermata, via Twitter, dallo stesso presidente della Gesap Fabio Giambrone.

Potrebbe essere infatti la compagnia aerea low cost, in questa situazione di assoluta emergenza, a garantire attraverso la mini tratta il collegamento tra le due principali città dell’Isola, tagliata in due – ormai è evidente – dalla chiusura del viadotto Hymera. Soprattutto alla luce dei sopralluoghi di queste ore, dai quali emerge la necessità di abbattere entrambe le carreggiate del ponte e di sostituirlo con una bretella che non potrà comunque essere ultimata prima di tre mesi.

Volare da Palermo a Catania (e viceversa) potrà sembrare bizzarro ai siciliani, abituati oggi a decollare dagli scali dell’Isola per destinazioni decisamente più lontane (e in effetti in questi giorni non sono mancate perplessità e sfottò sui social network) ma di certo non sarebbe una novità: tra gli anni ’60 e ’70 il collegamento aereo tra le due città esisteva eccome, e a garantirlo era l’Itavia (la compagnia aerea del disastro di Ustica, sissignore) che offriva diversi voli settimanali. Circa 40 minuti di volo, a bordo di Fokker turboelica, indispensabili per chiunque volesse percorrere in tempi brevi una distanza che all’epoca, non essendo ancora ultimata l’autostrada, richiedeva non meno di quattro ore in auto.

I meno giovani lo ricorderanno senz’altro. I più giovani potrebbero ricordarsene già da domani.