Palermo: giornalisti in piazza per il flash mob #giùlemanidallinformazione

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Anche i giornalisti siciliani si mobilitano “a difesa della libertà di stampa e di informazione e a tutela della dignità della categoria”. Dopo “gli insulti e le minacce di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista”, l’Associazione siciliana della stampa e l’Ordine dei giornalisti di Sicilia aderiscono alla manifestazione nazionale indetta dalla Federazione nazionale della stampa, assieme alle Associazioni regionali di stampa, condivisa dall’Ordine dei giornalisti, che ha promosso il flash mob #GiùLeManiDallInformazione.

Un’iniziativa aperta non soltanto ai cronisti, ma anche a cittadini e associazioni che si sono ritrovati in piazza Verdi, davanti il Teatro Massimo per ribadire che “l’informazione è un bene essenziale per la democrazia”. In piazza, tra gli altri, anche il segretario regionale dell’Assostampa Sicilia, Roberto Ginex, promotore della manifestazione nel capoluogo siciliano, numerosi dirigenti del sindacato unitario dei giornalisti siciliani e anche alcuni consiglieri dell’Ordine dei giornalisti con il presidente Giulio Francese.

Dietro lo striscione ”Libertà di stampa uguale democrazia” si sono sistemati un centinaio di giornalisti che hanno manifestato “per difendere la libertà di stampa e contrastare la deriva di un linguaggio della politica fatto di insulti e minacce a chi ogni giorno svolge il proprio dovere di informare i cittadini. Attacchi a una categoria di professionisti, ma soprattutto all’articolo 21 della Costituzione e ai valori fondamentali della democrazia, che mettono a rischio il diritto ad essere informati”.

“Siamo qui per sottolineare un attacco indiscriminato ai giornalisti che si evolve in un attacco alla libertà di stampa quando un vicepremier e ministro annuncia nuove norme sull’editoria – ha detto all’Ansa il segretario regionale dell’Assostampa siciliana Roberto Ginex -. Una forma di “terrorismo psicologico” in un periodo in cui il comparto dell’editoria è in sofferenza e di conseguenza lo sono i giornalisti che si sforzano di fare al meglio il proprio mestiere con risorse spesso scarsissime. Non è accettabile che un leader politico con epiteti volgari insulti la categoria e non e’ accettabile che uno dei guru di un movimento politico al governo, dalla sua postazione vacanziera, insulti con parole altrettanto volgari i professionisti dell’informazione. Siamo la patria del Diritto. Se un cittadino si sente diffamato, ingiuriato, calunniato da una testa giornalistica può usare le armi a disposizione di tutti: rivolgersi alla magistratura”.

“L’iniziativa di oggi non è una difesa corporativa – ha detto all’Adnkronos Giulio Francese, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia -. I giornalisti sono stufi di essere attaccati. Vivono un momento particolare, c’è una lunga crisi, un precariato avvilente e nonostante questo in molti continuano a lavorare con passione e a testa alta. Sentirsi insultati dalle istituzioni non è piacevole – ha aggiunto – e non era fino a ieri immaginabile. Oggi scendiamo in piazza per dire basta e per iniziare un nuovo percorso. Qualcuno vorrebbe addomesticarci e noi abbiamo il dovere di rispondere con i fatti, raddoppiando i nostri sforzi, cercando di lavorare meglio e di essere vicini ai cittadini che difendendo i giornalisti da attacchi e insulti difendono il proprio diritto a essere informati correttamente”.

 Al flash mob hanno partecipato anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, gli assessori comunali Sergio Marino, Emilio Arcuri, Giovanna Marano, Giuseppe Mattina, il parlamentare regionale Claudio Fava, il capogruppo dem al Consiglio comunale, Dario Chinnici, e quello di Sinistra comune, Giusto Catania.

“Senza buon giornalismo ci sarebbero solo mezze verità. A qualcuno forse farebbero comodo: a noi no. Per questo partecipo al presidio promosso a Palermo dalla Federazione della Stampa, come giornalista e come presidente della Commissione regionale antimafia”, ha detto Claudio Fava. “Il lavoro e la libertà dei giornalisti – ha aggiunto – sono un bene prezioso che in piu’ occasioni ha favorito la scoperta di verità, anche scomode. L’attacco volgare che subisce oggi l’intera categoria colpisce i tanti che, spesso in solitudine e con gravi rischi, offrono un insostituibile servizio pubblico che la politica dovrebbe valorizzare e non liquidare con frasi ed affermazioni ingiuriose”.