Palermo in C, ricorso al Tar per rinviare i play off in attesa del secondo grado di giudizio

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La decisione del Tribunale federale che ha mandato il Palermo in C scuote la città e solleva polemiche e interrogativi. La retrocessione è stata giustificata dalla Figc con le presunte  irregolarità gestionali della società rosanero negli anni compresi tra il 2015 e il 2018. Strano però che resti fuori da ogni sanzione  l’ex patron Maurizio Zamparini, dato che i giudici ne hanno dichiarato inammissibile il deferimento per mancato rispetto dei termini a difesa.

La sentenza, che accoglie quasi completamente  le richieste della procura “per responsabilità diretta” del club, era attesa ma non per questo fa meno male. “Una decisione che colpisce tutta la città” – ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando – e ha riflessi importanti e inattesi anche su altre squadre.

La Lega di serie B ha riunito a stretto giro il Consiglio e deciso che il Palermo è la quarta squadra retrocessa con Foggia, Padova e Carpi, cadute sul campo. Niente playout, quindi, con Venezia e Salernitana salve, mentre il Perugia entra di diritto come ottava nei playoff, che cominceranno secondo il calendario previsto, senza rinvii.

Il Consiglio direttivo della lega cadetta, con una decisione opinabile che non tiene conto del ricorso che presenta il Palermo avverso alla sentenza, ha dato il disco verde ai playoff che vedranno anche l’esordio della Var, voluta dal presidente, Mauro Balata, in vista di una sperimentazione nella prossima stagione. Ma, come annunciato in serata dal presidente rosanero Alessandro Albanese, la società si è rivolta d’urgenza al Tar per bloccare i play off.

A Palermo monta la rabbia e la preoccupazione. “E’ una sentenza pesantissima che non riesco a comprendere” – ha detto il presidente del Palermo, Alessandro Albanese, secondo il quale Arkus Network, che ha acquistato il club, non cambia i piani di rilancio del club: “Confidiamo nell’appello, la sentenza va ribaltata, e non ci sentiamo in C”.

Il dispositivo della sentenza del tribunale traccia un quadro preoccupante. Il Collegio ha rilevato, nelle stagioni sotto esame, una “sistematica attività volta ad eludere i principi di sana gestione finanziaria e a rappresentare in maniera non fedele alla realtà lo stato di salute della società”.

Ci sarebbero state, secondo i giudici, per “responsabilità degli odierni deferiti”, varie “attività chiaramente elusive, proseguite dal 2015 al 2018”, con un bilancio al 30 giugno 2016 con tali alterazioni “da permettere di conseguire l’iscrizione al campionato di calcio 2017/2018”. Tra queste attività, c’erano la “dichiarazione di crediti inesistenti” anche per decine di milioni di euro, o “l’occultamento di una situazione perdita di capitale”.

In tutte, secondo l’accusa, era coinvolto Zamparini, attualmente agli arresti domiciliari e in attesa di processo con rito immediato per falso in bilancio e false comunicazioni sociali nella gestione del Palermo. L’ex presidente è stato escluso dal procedimento della giustizia sportiva per aver ricevuto l’atto di deferimento “lo stesso giorno in cui la Procura Federale lo ha emesso, “in palese violazione dei termini a difesa”.