Palermo in ginocchio per lo sciopero dei forestali, il governo trova 12 milioni, ma Crocetta vola in Tunisia

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Palermo in ginocchio per lo sciopero dei forestali che per tutta la mattinata e fino alla sera sta paralizzando la città. Dal Tribunale, corso Alberto Amedeo, piazza Indipendenza, corso Tukory, via Ernesto Basile e tutte le strade limitrofe. Fino ad altre zone della città caos totale. Dopo la notizia di ieri della mancanza di fondi per il pagamento delle giornate lavorative, oggi i forestali sono tornati in piazza, paralizzando la città di Palermo.

Un gruppo di lavoratori ha bloccato viale Regione siciliana, all’altezza del cavalcavia di viale delle Scienze, mandando in tilt il traffico in entrambe le direzioni. Altro blocco, con cartelli e striscioni, a piazza Indipendenza con conseguenze disastrose per il traffico di tutto il centro. 

Traffico in tilt anche a Catania dove i forestali hanno occupato i locali dell’Esa. Pure a Enna gli operai forestali protestano, fermando il traffico nelle arterie principali. Code di automobilisti in direzione dell’autostrada ma ci sono difficoltà anche per raggiungere Enna Bassa. Oltre un centinaio di lavoratori hanno manifestato davanti alla sede dell’Azienda Foreste di Messina.

“Non sanno se torneranno al lavoro e stanno già perdendo giornate di lavoro – spiega il segretario della Flai Cgil di Palermo Tonino Russo – La protesta continuerà fino a quando il governo non ci darà risposte, anche per domani e dopodomani abbiamo indetto la mobilitazione. Non vogliamo creare disagi alla popolazione, sappiamo che non ha senso, ma i lavoratori sono disperati e nella disperazione si scelgono anche gesti che possono dare fastidio”. Proteste anche a Messina dove più di un centinaio di lavoratori forestali, secondo i dati dei sindacati, manifestano da questa mattina davanti la sede dell’Azienda Foreste. “E’ l’ennesima presa in giro del governo Crocetta – dicono i segretari provinciali di Fai, Flai e Uila – Venerdì scorso avevamo ricevuto dal presidente Crocetta in persona rassicurazioni che nessuna sospensione sarebbe avvenuta sino al 30 ottobre in attesa dell’approvazione della delibera del Cipe che dovrebbe stanziare 87 milioni di euro per tutto il settore forestale siciliano. Una somma per la garanzia occupazionale di legge”.

Il problema dei forestali è approdato anche a Sala d’Ercole durante i lavori d’aula del pomeriggio. Per i forestali l’Ars dovrebbe approvare un provvedimento per mettere a disposizione 12 milioni deliberati dal governo, uniche risorse finora disponibili in attesa della delibera Cipe. Sono le ultime notizie fornite alle segreterie regionali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil dopo la sospensione da oggi di 24.000 forestali per mancanza di risorse.

L’emendamento è stato in effetti presentato nel pomeriggio in Aula dal vicepresidente della regione Marella Lo Bello. Il presidente dell’Assemblea Giovanni Ardizzone ha garantito che sarà trasmesso subito alla commissione bilancio e collegato domani, se correlato di relazione tecnica e passato all’esame della commissione, al ddl sulle trazzere. L’Aula è stata rinviata a mercoledì 28 alle 16. I sindacati confermano tuttavia al momento lo sciopero generale e i presidi per domattina in tutti i territori.

“Chiediamo a prefetti e questori – dicono Salvatore Tripi (Flai), Fabrizio Colonna (Fai) e Gaetano Pensabene (Uila) – di intervenire con i presidenti dell’Ars e della Regione per l’immediata esecutività del provvedimento. Se i forestali non torneranno subito al lavoro- aggiungono – giovedì ci sarà una manifestazione regionale a Palermo”.

“Ancora una volta – dice il segretario regionale della Cgil Michele Pagliaro – l’azione del governo mostra il suo volto fragile e miope. Crocetta che vola in Tunisia è come il capitano che abbandona la nave che sta affondando. E’ l’emblema di un decadimento politico che la Sicilia non può permettersi”. Per il segretario della Cgil “la situazione e’ ormai esplosiva, ci vogliono soluzioni immediate e non piu’ chiacchere o impegni cartacei”.

“Crocetta fa come ‘l’angileddi di sant’Aità ride per non piangere. Si sforza di ostentare calma e serenità, ma con le spalle al muro, ostaggio del suo stesso partito e di quattro ben noti personaggi siciliani che lo tengono in piedi per meschini interessi. E mentre loro consumano il tempo nella guerriglia interna, lui se ne va. Vola in Tunisia lasciando la piazza aiforestali che tornano a gridare la loro rabbia contro un governo che non c’è”. A dirlo è il deputato regionale Nello Musumeci.