Palermo: indagati 43 furbetti del cartellino al Comune, alla Reset e al Coime

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Bufera al comune di Palermo per l’indagine della Guardia di Finanza “Timbro libera titti” sui cosiddetti “furbetti del cartellino”: formalmente addetti ai Cantieri culturali della Zisa, ma poi assenteisti cronici molti dei quali ex precari del comune che hanno ottenuto la definitiva stabilizzazione, dopo anni di rivendicazioni e battaglie. Nel mirino dei finanzieri sono finiti in 43. Per 28 di questi il gip Rosario Di Gioia ha emesso 28 misure cautelari.

Nei casi più gravi, per 8, anche gli arresti domiciliari, mentre per 14 è scattato l’obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria e per sei il solo obbligo di presentazione alla pg. Gli indagati per truffa sono dipendenti del Comune (11), del Coime (3) e della Reset (14).

Le telecamere hanno filmati immagini che non lasciano spazio a dubbi: uno degli indagati nel blitz passava ai Cantieri culturali della Zisa in scooter, già in costume da bagno e ciabatte infradito, con l’asciugamano su una spalla e la crema solare in una mano e il badge nell’altra. Entrava, strisciava la tessera e usciva pronto a dirigersi verso la spiaggia di Mondello. Un altro indagato timbrava la presenza mentre si allenava di corsa. Nelle immagini delle telecamere nascoste lo si vede arrivare, estrarre la tessera, strisciarla senza smettere di correre per non perdere il ritmo e allontanarsi immediatamente riprendendo il percorso di allenamento.

Gli otto dipendenti finiti agli arresti domiciliari sono Dario Falzone, 69 anni, Antonio Cusimano, 59 anni, Gaspare Corona, 68 anni, Mario Parisi, 61 anni, Francesco Paolo Magnis, 61 anni, Salvatore Barone, 47 anni, segretario del sindacato Asia, Giancarlo Nocilla, 48 anni e Tommaso Lo Presti, 50 anni, già indagato per mafia e cugino di due boss. Quest’ultimo, come risulta dalle indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, mentre era in ospedale risultava al lavoro. Altri 14 sono sottoposti all’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria: S.F. 51 anni, M.G. 53 anni, C.S. 66 anni, P.M. 55 anni; G.R. 43 anni, C.F. 42 anni, C.S. 46 anni, R.S. 61 anni, C.I. 60 anni, T.F.P. 48 anni, V.M. 56 anni, N.M. 53 anni, N.D. 38 anni, D.V.57 anni. Altri 6 sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia: M.A. 58 anni, D.C.M.A. 44 anni, P.F. 60 anni, M.M. 56 anni, M.F. 62 anni, F.F. 63 anni.

Tra i presunti assenteisti finiti nel mirino della guardia di finanza, c’è anche Isidoro Chianello, dipendente della Reset e padre di Angela Chianello, nota come Angela da Mondello, diventata famosa per aver negato l’esistenza del Covid con la celebre frase “Non ce n’è Coviddi”. Lei, non coinvolta nell’indagine, ha reagito sui social difendendo il padre. “E’ finito sui giornali con tanta di dignità, – ha scritto – alcune persone ci finiscono per prostituzione e per infamità. Non avete né onore e né dignità, vi manca la felicità, è l’unione delle famiglie”.

In alcuni casi veniva fatto illegittimamente ricorso allo strumento straordinario della rilevazione manuale, che consente in caso di ‘dimenticanza’ del proprio badge personale, di attestare la presenza al lavoro tramite comunicazione scritta”, spiegano gli investigatori. Un escamotage con cui gli indagati pensavano di aggirare la rilevazione automatica, che tuttavia i finanzieri hanno puntualmente ricostruito. La telecamera nascosta proprio a ridosso dell’apparecchio per la rilevazione elettronica delle presenze ha consentito, in un lasso temporale di poco più di tre mesi, nel 2018, di registrare oltre mille casi di infedeltà nell’attestazione degli orari, che hanno determinato la falsa rendicontazione di circa 2.500 ore di servizio in realtà non prestate a favore del Comune. Molti i colleghi che timbravano per altri lavoratori che non si presentavano neppure.

“L’attività investigativa ha svelato l’esistenza di un fenomeno illecito estremamente diffuso all’interno della struttura pubblica cittadina, un contesto di quasi assoluta anarchia amministrativa, – dice il generale della Guardia di Finanza Antonio Nicola Quintavalle Cecere, comandante provinciale di Palermo – Alcuni degli indagati hanno costituito delle vere e proprie “squadre di lavoratori assenteisti” che provvedevano ad effettuare reciprocamente la timbratura dei badge dei propri compagni in modo da non far risultare i periodi di assenza dal lavoro”.

“L’aspetto più allarmante è il diffuso senso di impunità – dice Gianluca Angelini comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo – che ha permeato un significativo numero di pubblici dipendenti che si sono sentiti liberi di violare sistematicamente le regole del rapporto di impiego. “Spesso passa il messaggio del ‘furbetto del cartellino’ ma questi non sono ‘furbetti’ – rimarca Angelini -, sono criminali che rubano lo stipendio allo Stato e, quindi, i soldi dei cittadini che pagano le tasse. Si tratta di ladri di risorse pubbliche”.

Secondo il Comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palemro, “molti dipendenti violavano sistematicamente le regole del rapporto di impiego, come se tutto questo fosse normale”. Atteggiamenti “molto gravi che, oltre al danno economico, provocano anche un danno di immagine alla pubblica amministrazione – conclude Angelini – che così perde credibilità agli occhi dei cittadini. Oltre a tutto questo, infine, c’è anche un riflesso negativo sulla qualità dei servizi agli utenti”.

Il Comune di Palermo si costituirà parte civile. “L’amministrazione comunale e l’azienda pubblica coinvolta puniranno in modo esemplare chi si e’ macchiato di comportamenti infedeli, in spregio all’interesse pubblico per il quale i dipendenti vengono remunerati” – dicono in una nota il sindaco di Palermo Orlando e il vicesindaco Fabio Giambrone. “La vicenda – aggiungono – getta un gravissimo discredito sulle migliaia di dipendenti comunali e delle aziende pubbliche quotidianamente impegnati a onorare l’istituzione per la quale lavorano dando il meglio di sé per garantire i servizi alla collettività”.