Palermo: la lotta di fra’ Mauro per il riscatto di Danisinni, il quartiere senza negozi

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Da quattro anni fra’ Mauro Billetta è il parroco di Danisinni, quartiere di duemila abitanti nel centro di Palermo, con un tasso di disoccupazione del 90% e nessun esercizio commerciale. Sette ettari, duemila abitanti, un luogo che confina con l’area della cattedrale, con palazzo dei Normanni che ospita il parlamento siciliano e la celebre Cappella Palatina.

Un pezzo di quartiere galleggia sull’acqua del Papireto, il fiume cacciato in profondità dal cemento, ed è l’acqua che secondo fra’ Mauro Billetta guarirà le ferite di Danisinni, “perché è vita; tirarla su è come recuperare una grande risorsa nascosta, la stessa che c’è nelle persone di qui”.

Il progetto ambizioso di questo francescano, arrivato quattro anni fa nel “fosso” di Danisinni, è far diventare “parte integrante della città il quartiere che Palermo da decenni ha rimosso”. Fra’ Mauro Billetta tiene accesa la speranza di un quartiere come Danisinni che era stato dimenticato.

Il quartiere sonnecchiava, fino all’arrivo di fra’ Mauro, proveniente da Gerusalemme e per questo abituato a riconoscere i confini: “Lì tutto mutava nel tratto di dieci metri, si passava dalla città araba e cristiana a quella ebraica, improvvisamente. Qui è un po’ lo stesso: le luci di piazza Indipendenza confinano con il buio di Danisinni. Quando l’Unesco delineò il percorso arabo-normanno, nessuno s’era accorto che il quartiere ne faceva parte. Siamo stati noi a portare le carte e alla fine ce l’abbiamo fatta. Ora i turisti seguono la mappa e arrivano fin qui, dove ancora non c’è un solo esercizio commerciale, un bar, una salumeria. Nulla, ma non sarà sempre cosi'”.

Lo scorso settembre, intanto, a Danisinni è arrivata l’opera lirica: arie di Donizetti eseguite dall’orchestra del Teatro Massimo, da cantanti professionisti e da ragazzi del quartiere. Un successo che ad aprile si ripeterà. Una settimana fa un pianista ha suonato in piazza e giovedì prossimo è la volta del circo al teatro tenda, costruito su un’area data in comodato da privati e sulla quale il Comune, prima che fra’ Mauro intervenisse, voleva costruire un parcheggio. Invece è stato realizzato un bio stagno, estraendo l’acqua dal sottosuolo, e non è un caso che il logo del quartiere sia una goccia stilizzata con una faccina che sorride.

Ma questo religioso, poco più che quarantenne, conosce i rischi del mestiere: “Non credo ai fuochi di paglia – dice fra’ Mauro Billetta – E’ giusto dare assaggi di bellezza, come la musica, però il cambiamento è vero se è costante e graduale. Il cambiamento si costruisce un po’ alla volta – dice – e bisogna evitare il rischio di passare dall’illusione alla delusione. Qui abbiamo cominciato col recupero della dimensione umana, ambientale: si coltivano gli orti, si addestrano cavalli – tradizione di questo quartiere, che fornisce purosangue all’ippodromo, ora chiuso -. Adesso bisogna recuperare la scuola d’infanzia, inattiva da undici anni, insieme al consultorio. La chiusero per riparare un’infiltrazione d’acqua, e poi… Senza asilo, i ragazzi arrivano alle elementari con gravi disagi. Vengono subito emarginati, classificati come iperattivi e messi in corridoio a scontare la loro punizione quotidiana. Il passo successivo è l’abbandono del percorso d’istruzione e il ritorno a casa, dalle mamme che, se devono badare ai figli anche nelle ore scolastiche, non possono lavorare”.

A Danisinni il 90% dei residenti è disoccupato, “a salvare questa gente è la resilienza e la dignità con la quale affronta la vita. La metà degli uomini del quartiere è in carcere, qualcuno fa l’ambulante, appena fuori dai confini, vendendo verdura o pesce, finché i vigili urbani non mettono sotto sequestro la merce e la moto Ape, perché senza licenza e senza assicurazione”.

Questo è il quadro, “ma facciamo piccoli passi: cinque famiglie, attraverso Airbnb, hanno ospitato per un periodo 25 persone del Nord. Allargheremo e ripeteremo l’esperienza”, dice fra Mauro, mentre dietro la porta a vetri della sagrestia i fedeli lo aspettano per recitargli la preghiera laica delle loro sofferenze. Una donna è lì perché i servizi sociali, che monitorano le famiglie indigenti con minori, sono passati da casa e si sono accorti che lo scaldabagno è fuori uso. Ha paura che le portino via i figli.(ANSA)