Palermo, omicidio dell’uomo: la moglie in mattinata doveva denunciare i maltrattamenti

Venti coltellate per uccidere Pietro Ferrera che gestiva coi figli un bar in piazza del Carmine, nel quartiere palermitano di Ballarò. Il corpo è stato portato nella camera mortuaria dell'ospedale Civico in attesa dell'autopsia

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“Non c’era stata mai alcuna denuncia nei confronti della vittima Pietro Ferrera, nonostante venga definita violenta, e questo appare strano. Non c’è traccia di interventi di volanti, di referti dei pronto soccorso; nulla, se non una presa di contatto proprio ieri mattina da parte di un figlio della signora con ufficiali di pg ai quali ha raccontato di maltrattamenti subiti, prendendo un appuntamento per oggi, per conto della madre. La donna avrebbe dovuto formalizzare una denuncia per maltrattamenti”. Lo ha detto Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile di Palermo commentando l’omicidio di Falsomiele dove secondo le indagini della polizia la moglie Salvatrice Spataro e due figli Mario e Vittorio hanno ucciso Pietro Ferrera.

La donna non ha cercato di coprire i figli e quando siamo arrivati hanno ammesso tutto”. L’ha detto sempre Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile. “La scena del delitto parlava con chiarezza e inoltre abbiamo avuto le confessioni dei tre e sequestrato i coltelli, che avevano con sé, ancora sporchi di sangue. Tutto quello che è successo verrà valutato attentamente perché oltre ad arrestare i responsabili dobbiamo capire bene le motivazioni di questo folle gesto”.

Pietro Ferrera è stato ucciso con 20 coltellate inferte dalla moglie Salvatrice Spataro e dai figli Mario di 20 anni e Vittorio di 21. Il corpo dell’uomo che gestiva un bar in piazza del Carmine, nel quartiere palermitano di Ballarò, con i figli, è stato portato nella camera mortuaria dell’ospedale Civico in attesa dell’autopsia. Per ucciderlo la moglie e i figli hanno utilizzato tre coltelli, uno da cucina e altri due utilizzati dai macellai. Gli uomini della squadra mobile stanno proseguendo le indagini per cercare di comprendere cosa abbiamo spinto i familiari a colpire l’uomo con tanta ferocia. (ANSA)