Palermo: restaurato il soffitto ligneo del Trecento nella Sala dei Baroni di Palazzo Steri

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L’opera di restauro del soffitto trecentesco della Sala dei Baroni, nel complesso monumentale dello Steri, sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, è stata illustrato ai giornalisti in anteprima questa mattina dal rettore Fabrizio Micari e dalla progettista e direttore dei lavori Costanza Conti.

“Presentare questo assoluto e unico gioiello storico e artistico è per noi un motivo di fortissimo orgoglio – ha detto il rettore Fabrizio Micari – I lavori di restauro, su cui ci siamo fortemente impegnati e che potremmo definire epocali, rappresentano oltre che l’impegno per il recupero di un soffitto ligneo di inestimabile valore, una straordinaria occasione di studio e di ricerca scientifica. Da oggi – ha aggiunto – prende vita per la nostra Università e per la nostra città, la nuova opportunità di poter offrire la fruizione di questo incomparabile documento di sintesi della cultura medievale, che rappresenta un periodo importantissimo del nostro territorio, in un viaggio nel trecento siciliano che si completa con la mostra ‘Chiaromonte’ allestita in altri spazi dello Steri. La sede del nostro rettorato – ha sottolineato – apre così ancora di più le sue porte e i suoi tesori alla cittadinanza, proseguendo un percorso di restauro e di recupero che nei suoi tanti ambienti, ricchi di storia e di fascino, ci consente di ospitare mostre, conferenze, concerti, rappresentazioni ed altre manifestazioni culturali. Il nostro obiettivo – conclude il Rettore Micari – è quello di realizzare un progetto museografico che metta la Steri al centro della vita culturale cittadina e nazionale in un’armoniosa connessione con gli altri importanti monumenti che lo circondano”.
Il soffitto ligneo della Sala dei Baroni è stato realizzato da una composita équipe di carpentieri e pittori, tra cui Cecco da Naro, Simone da Corleone e Pellegrino de Arena da Palermo, tra il 1377 e il 1380 per volere del potentissimo conte Manfredi III Chiaromonte, e malgrado le diverse funzioni cui ha assolto l’ambiente nei secoli successivi, dopo la confisca a favore del demanio regio del palazzo con tutti i suoi arredi avvenuta nel 1392 dopo la decapitazione di Andrea Chiaromonte, ha conservato in tutta la sua integrità, sotto il profilo storico-artistico, delle tecniche di esecuzione e per gli aspetti simbolico-iconografici. L’apparato figurativo gotico-cortese, una vera e propria enciclopedia del sapere medievale, comprende storie bibliche e cavalleresche, volgarizzamenti di poemi epici, iscrizioni, stemmi, droleries, inseriti in una cornice a motivi cosmateschi e stelle a otto punte che coniuga la tradizione locale alla cultura mudejar. Secondo numerosi studiosi si tratta del soffitto ligneo dipinto più grande al mondo.
Nel pomeriggio la presentazione alla città della Sala dei Baroni con l’opera restaurata con l’introduzione del professore Micari e gli interventi di Patrizia Sardina, docente di Storia Medievale, Maria Concetta Di Natale, delegata del rettore ai Beni culturali, Antonio Sorce, dirigente area tecnica UniPa, Edoardo Solito, ditta Ares Srl. Conclusioni di Paolo Inglese, direttore del sistema museale di Ateneo.