Palermo, sit-in dei lavoratori Rinascente in via Roma: “Non si può chiudere”

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Centocinquanta lavoratori, compresi quelli di bar, ristorante e corner a marchio dedicato e indotto, rischiano il posto di lavoro per la chiusura della sede palermitana della Rinascente, comunicata dall’azienda ai sindacati e prevista per fine ottobre.

Oggi i dipendenti hanno manifestato assieme alle organizzazioni sindacali Uil Tucs, con Marinna Flauto, e Filca Cgil, con Giuseppe Aiello,  in via Roma, davanti allo stabile di 5 piani – 4.500 metri quadri, con attico adibito a ristorante – ricevendo il sostegno dei clienti. La decisione arriva dopo il mancato accordo tra Rinascente e Fabrica immobiliare (società che gestisce l’edificio di proprietà dell’ente previdenziale Inarcassa) sulla rimodulazione del canone d’affitto che attualmente è di 2,4 milioni annui, come spiegano i lavoratori. “Rinascente ha proposto di abbassarlo a 1,3 milioni; Fabrica ha rilanciato chiedendo di portarlo a 1,6 milioni, ma a condizione di ottenere anche la licenza di esercizio, svincolata dal mantenimento dei posti di lavoro, dice una delle dipendenti, Luisa La Colla, architetto ed ex consigliere comunale di Palermo. Una richiesta – aggiunge – che cozza con le attuali normative”.

I lavoratori sono angosciati dalla prospettiva della chiusura. “Se chiude la Rinascente sarò nei guai come farò a trovare lavoro a Palermo in questo settore? Ho una famiglia, 3 figli, il mutuo della casa. Lavoro qua dall’apertura”. E’ davvero molto preoccupato Mario Caruso, 53 anni, uno dei 78 dipendenti della Rinascente, la cui sede di Palermo rischia di chiudere per una questione legata al costo d’affitto dell’immobile di via Roma, di proprietà Inarcassa, gestito da Fabrica Immobiliare.

La mobilitazione si è spostata anche sul web con una petizione sulla piattaforma change.org che in pochi giorni ha superato le 4mila firme. A sostegno anche i tanti clienti che in questi giorni si sono associati dando tutta la loro solidarietà ai lavoratori che sono davvero prostrati dalla paventata chiusura.

”Sono monoreddito, ho 48 anni, mio marito è disoccupato – dice Patrizia Bartoloni – abbiamo preso impegni economici, siamo davvero nei guai”. Sulla stessa linea anche Gabriella Sarro, 44 anni: “Ho fatto il mutuo per acquistare casa, abbiamo preso impegni, a metà del 2018 avevamo brindato con l’azienda per il rinnova dell’affitto delle sede ed invece non era vero. Soltanto dopo l’azienda ci ha detto che forse era stata una leggerezza brindare. Quindi ci hanno preso in giro”. Il mutuo prima casa un problema che accomuna tanti lavoratori coma anche Anna Maria D’Alia, sposata, 2 figlie: “Abbiamo comprato casa a luglio dello scorso anno, un impegno non da poco, adesso siamo disperati, come potremo andare avanti se perdiamo il lavoro?”.

“Mentre il sindaco Orlando chiede l’apertura di un tavolo ministeriale, noi chiediamo l’apertura di un tavolo di crisi a Palermo su via Roma destinata anche con la paventata chiusura della Rinascente alla morte civica e al degrado totale”. Lo dicono i consiglieri comunali della Lega a Palazzo delle Aquile, Igor Gelarda, capogruppo, e Alessandro Anello, commissario provinciale. “Oggi siamo stati in via Roma a manifestare la nostra solidarietà ai dipendenti della Rinascente che rischiano il posto di lavoro, in una città già povera che rischia di diventarlo ancora di più”, aggiungono.

“La Rinascente in un momento difficile come questo è stato e deve continuare ad essere il volano per la via Roma – proseguono Gelarda e Anello. Abbiamo letto che il sindaco Orlando ha scritto ai ministri dello sviluppo economico e del lavoro perché intervengano con un tavolo di crisi nazionale, ma la domanda che i palermitani pongono al sindaco Orlando è: cosa ha fatto l’amministrazione comunale per cercare di salvare via Roma, di salvare tutta la via Roma?”.

“La reintroduzione di una Ztl fatta male ed in piena emergenza covid – sottolineano Gelarda e Anello – è stata una ulteriore botta per i commercianti di via Roma e zone limitrofe. A questo si aggiunga che il Comune non autorizza, in molte zone di Palermo l’apertura di nuove attività commerciali superiori ai 200 metri quadrati, che impedisce ai grandi marchi di investire nel nostro centro storico, cosa tra l’altro fortemente richiesta anche da Confcommercio. Il governo nazionale deve fare la sua parte immediatamente per salvare questi posti di lavoro e l’amministrazione comunale deve assumersi le sue responsabilità”.