Palermo: Villa Costa nel degrado, Comune e gestore giocano al rimpallo. Foto

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Palermo Capitale della Cultura; e perché no dell’incuria. Città sporca con spazzatura a destra e a manca e luoghi che sono e restano preda dell’abbandono, del degrado e della sporcizia. Di questo poco invidiabile elenco fa parte anche Villa Costa, situata tra via Brigata Verona, viale Campania, viale Lazio e via Empedocle Restivo, in un’area un tempo denominata fondo Terrasi e dove, fino alla fine degli anni ’80, si coltivavano fichi d’India.

Villa Costa, un rettangolo che dovrebbe fungere da polmone verde in un’area residenziale, non ha mai avuto e continua a non avere una storia facile. Dopo alterne vicende, una porzione è stata adibita ad ospitare un roseto – che porta il nome della cantante folk Rosa Balistreri -, mentre la restante parte, intestata alla memoria del procuratore capo di Palermo Gaetano Costa (ucciso dalla mafia in via Cavour nel 1980, ndr), dovrebbe essere una villa di pubblica e agevole fruizione, ma così non è.

L’area in questione inoltre, anni fa, venne presa in esame dalla magistratura anche in relazione all’omicidio del presidente della Regione Piersanti Mattarella, per una complessa questione riguardante il mancato rilascio di una concessione edilizia, sollecitata dall’immobiliarista romano Angelo Piperno che aveva acquistato il giardino appartenuto agli eredi Terrasi e che, al processo per i cosiddetti delitti politici (Reina, Mattarella, Di Salvo, La Torre), parlò di una sottintesa richiesta di tangenti per ottenere il permesso di edificare nel sito.

Ma Villa Costa adesso è di proprietà comunale e la sua gestione ordinaria è affidata ad una società esterna, la Velaria (in accomandita semplice) di Marcello Barbaro, che gestisce il locale Costè, aperto fino a tarda notte, mentre ad occuparsi del caffè letterario (fruibile fino alle 18) provvedono alcuni impiegati comunali. La concessione, della durata di 8 anni, è stata conferita durante la sindacatura di Diego Cammarata nel 2009, ma al gestore all’epoca, era stato concesso un anno di tempo per organizzare l’attività e dunque il provvedimento, effettivo dal dicembre 2010, sarà valido fino al 31 dicembre di quest’anno, per un canone annuo di 26mila euro (più iva) corrisposti trimestralmente.

Dunque, stando così le cose, le panchine rotte, l’asfalto dissestato e le erbacce che stanno aggredendo gli alberi (poiché si tratta di lavori di gestione straordinaria), dovrebbero essere di pertinenza comunale. Come si evince dal capitolato d’appalto, però, la società di gestione, è tenuta ad occuparsi, oltre che della ristorazione, anche di un punto d’informazione turistica, della manutenzione ordinaria del giardino e dei luoghi coperti, della pulizia e della guardiania dell’intero sito.

Ma tra la Velaria e il Comune diversi restano i nodi irrisolti. La società ad esempio, taccia l’amministrazione di scarsa solerzia negli interventi, come quando la segnalazione di un lampione rotto all’interno della villa vide la riparazione soltanto dopo un anno e mezzo. Inoltre dalla Velaria parlano di atti vandalici e della presenza di drogati e spacciatori per bloccare i quali sostengono di non poter fare nulla.

Sul fronte opposto si replica di un affitto accordato a basso prezzo, ma con la garanzia di provvedere ad opere di manutenzione e cura che si ritiene non siano state effettuate come concordato.

Per chiarire competenze e responsabilità la consigliera del Movimento 5 Stelle Concetta Amella (componente della III^ commissione Partecipate e Verde), ha chiesto di poter accedere agli atti, contattando Eliana Calandra, responsabile del Servizio Sistema Bibliotecario, Spazi Etnoantropologici e Archivio Cittadino, ottenendo di visionare copia della concessione e tutto il relativo carteggio.

Nel documento redatto dai responsabili comunali, si evince che, pur avendo realizzato alcune iniziative, soprattutto estive, la società non ha però ottemperato alla programmazione culturale per il 2018 e neppure inviato atti annuali relativi alle attività svolte. Inoltre, il punto di informazione turistica, risulta sia stato attivato soltanto nel 2016, in collaborazione con l’Acitour. Anche Rosalia Lo Monaco, componente della Commissione Cultura, è intervenuta: “E’ evidente l’incapacità dell’amministrazione di controllare che la società affidataria di Villa Costa riesca effettivamente a ottemperare agli accordi contrattuali sottoscritti con il Comune, condizione che dovrebbe rappresentare l’unica vera discriminante rispetto alla possibilità di rinnovare il contratto in scadenza tra otto mesi”.

Frattanto, Concetta Amella ha inoltrato un’interrogazione al sindaco (firmata anche dagli altri 5 esponenti pentastellati a Palazzo delle Aquile) per sapere se allo scadere della concessione il permesso sarà rinnovato automaticamente o se sarà pubblicato un nuovo bando ed eventualmente con quali novità, o se vi sia l’intenzione di unire il roseto a Villa Costa. In attesa di delucidazioni e decisioni a farne le spese sono, come al solito, i cittadini privati della possibilità di utilizzare al meglio e senza pericoli uno dei pochi spazi verdi urbani rimasti a Palermo.