Papa Francesco a Palermo, le sfide dei Pontefici a Cosa nostra “incompatibile con il Vangelo”

0
89
savatore pappalardo
EPSON MFP image

Papa Francesco arriva a Palermo per ricordare padre Pino Puglisi, ucciso 25 anni fa da Cosa nostra. Il tema della mafia e l’impegno della Chiesa per un riscatto morale, culminato con il celebre anatema di Giovanni Paolo II nella Valle dei templi, è stato il filo conduttore delle visite dei pontefici in Sicilia.

Proprio Giovanni Paolo II venne per cinque volte, a partire dal 1982. Il 20 e il 21 novembre di quell’anno trascorse due giorni fitti di impegni a Palermo dopo avere visitato la Valle del Belice che aveva ancora aperte le ferite del terremoto del 1968. Nel 1982 Palermo era una città stretta tra l’attacco della mafia e le prime rivolte della società civile. Il 30 aprile erano stati uccisi Pio La Torre, e il suo collaboratore Rosario Di Salvo. Il 3 settembre erano stati assassinati il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro.

Quella volta il Papa diede alla sua visita pastorale il senso di un impulso sia civile che sociale. Incontrò gli operai dei Cantieri navali alle prese con la crisi dello stabilimento, si confrontò con i docenti e gli studenti dell’Università, dialogò con il clero, si intrattenne con i giovani in piazza Politeama. Rivolgendosi a loro, disse: “Il Papa conosce bene i vostri desideri, il vostro bisogno di autenticità, di giustizia, di amore, di lavoro. E anche le inquietudini, le difficoltà, le ambiguità di questa vostra terra”.

Giovanni Paolo II sarebbe venuto ancora in Sicilia nel 1988, nel 1994 e nel 1995. Ma la visita che lasciò una traccia profonda fu quella dall’8 al 10 maggio 1993. Ad Agrigento lanciò il suo grido contro i mafiosi: “Convertitevi. Un giorno verrà il giudizio di Dio”.

Dalla mafia non arrivarono segnali di conversione ma anzi venne aperto un nuovo fronte d’attacco che ebbe come obiettivo proprio la Chiesa e i suoi simboli di argine morale contro la deriva criminale. La mafia rispose uccidendo don Pino Puglisi, che a Brancaccio si opponeva allo strapotere delle cosche e ne ostacolava l’opera di reclutamento tra i ragazzi del quartiere.

Il martirio di don Pino rivelò i cambiamenti della Chiesa che non era più disposta a tollerare l’ambiguità di certe manifestazioni di fede. Era il 15 settembre 1993. Da allora non sono mancate le occasioni in cui le posizioni di vescovi e parroci hanno allargato il solco con la “mafia devota”.

Il tema del condizionamento mafioso è riaffiorato durante la visita di Benedetto XVI del 3 ottobre 2010. Incontrando i giovani, lasciò loro un altro forte messaggio: “Non cedete alle suggestioni della mafia: è incompatibile con il Vangelo”.(ANSA)