Partito democratico nel caos: scontro a colpi di ricorsi, e martedì 4 si incontrano Faraone e Piccione

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Mentre con una lettera al capogruppo Pd all’Ars, Giuseppe Lupo, sei degli 11 deputati regionali del partito – Sammartino, Cafeo, De Domenico, Catanzaro, Di Pasquale e Lantieri- chiedono “la convocazione urgente dell’assemblea di gruppo”, in Sicilia scoppia un vero e proprio caos dentro il Partito democratico che il prossimo 16 dicembre celebrerà le primarie per l’elezione del segretario regionale.

La sfida per le primarie nei gazebo è cominciata davvero male, con un duro scontro a colpi di ricorsi che al momento ha prodotto il congelamento dei congressi provinciali. In base alla delibera, che era stata votata all’unanimità in direzione regionale lo scorso ottobre, dovevano essere celebrati tra il 21 novembre e il 2 dicembre. E invece ad oggi, termine ultimo, in nessuna provincia gli iscritti ai circoli hanno potuto votare.

Cinque province, su nove, erano pronte a farlo dopo che le direzioni provinciali avevano nominato le commissioni locali per il congresso in assenza di un deliberato regionale che sarebbe poi arrivato giovedì scorso ma in disaccordo con le scelte locali. La questione è in mano alla Commissione nazionale di garanzia, che dopo avere esaminato la richiesta del segretario organizzativo nazionale Gianni Dal Moro, sabato ha disposto la “sospensione immediata delle procedure relative ai congressi provinciali della Sicilia” e “l’esame dei relativi ricorsi pervenuti nelle ultime ore, per consentire al responsabile organizzativo nazionale di ristabilire un percorso congressuale condiviso”.

Sfumato il tentativo di celebrare un congresso regionale unitario, a contendersi la leadership del partito sono da un lato Davide Faraone, sostenuto dai renziani, dall’area Martina e dai Partigiani dem, e dall’altro Teresa Piccione, appoggiata da AreaDem di Franceschini e da un pezzo di ex Ds, che al nazionale si sono schierati con Zingaretti.

Sarà la commissione nazionale di garanzia a decidere se i congressi provinciali dovranno essere celebrati prima o dopo le primarie, ma nel partito c’è chi non esclude che la vicenda possa finire nelle aule di Tribunale anche per le discrasie tra regolamento nazionale e statuto. Non secondaria, tutt’altro, appare poi la questione dei tesseramenti: l’ultimo certificato è quello del 2016 perché in molti casi le commissioni provinciali non avrebbero ricevuto le informazioni dalle segreterie di partito, mentre altrove il Pd farà i suoi congressi con i dati del 2017.

Ad avvelenare ancora di più il clima, come accennato all’inizio, è la lettera firmata da sei deputati regionali che chiedono “la convocazione urgente dell’assemblea di gruppo” proprio mentre le tensioni dentro il partito aumentano di ora in ora.

“In merito alle notizie di stampa apparse sulla sospensione dell’attività congressuale in Sicilia è necessario precisare che la decisione assunta dalla Commissione nazionale di garanzia, su richiesta del segretario organizzativo nazionale del Pd Gianni Dal Moro, è finalizzata esclusivamente alla possibilità di svolgere un incontro con i due candidati alla segreteria regionale con l’obiettivo di riprendere un percorso congressuale condiviso e all’insegna del rispetto di tutti. Tale incontro è stato fissato per il giorno 4 dicembre. Ogni altra interpretazione è destituita di fondamento”. Lo afferma in una nota Roberto Montanari, presidente della Commissione nazionale di garanzia del Pd. (ANSA)