” Pasqua è per tutti gli uomini e non c’è nessuno che sia escluso da questo dono, da questa grazia, da questa salvezza; nessuno è escluso dal timore e dalla gioia grande, dall’estasi del sepolcro vuoto; nessuno è escluso dall’incontro col Signore risorto, purché tema Dio e faccia la giustizia”. Nessuno è escluso, ripete l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice nel suo messaggio di Pasqua.
Lo ha scandito spesso in questi mesi l’amato prelato, anche in occasione delle violente accuse contro la “falsa chiesa” lanciate da don Alessandro Minutella, critico verso il nuovo corso di Papa Francesco nel cui solco si muove l’ex parroco di Modica catapultato il 5 dicembre 2015 alla guida della principale diocesi siciliana; pochi giorni dopo quell’attacco, don Corrado ha radunato i fedeli della diocesi, accorsi numerosi in cattedrale per celebrare e invocare l’unità, tenendo aperto il dialogo con Minutella e con chiunque.
Si appresta a ribadirlo quel concetto Lorefice – nessuno è escluso dalla comunione e dalla misericordia, tutti possono attingere alla Pasqua di Cristo – in occasione della imminente pubblicazione del documento che apre ai divorziati e alle coppie conviventi. Ed è “singolare”, sottolinea ancora il pastore della Chiesa di Palermo, l’affermazione di Pietro presa dagli Atti degli apostoli: “Mentre da un lato dice che è veramente meraviglioso che questa salvezza sia data a tutti, a tutti i popoli della terra e non soltanto a uno, dall’altro lato dice: “Dio mandò la sua parola ai figli d’Israele annunziando loro la pace per mezzo di Gesù Cristo. Egli è il Signore di tutti”. Questo evento esplode in tutto l’universo, ma esplode partendo da un punto. E il punto è quel sepolcro vuoto, è quell’uomo cercato tra i morti e incontrato come vivo: questa è la parola che è stata evangelizzata per primi ai figli di Israele per mezzo di Gesù Cristo. Questa parola si dilata all’universo, trasforma tutti gli uomini, dona una vita risorta a tutte le creature di Dio. E’ mirabile questa fede già così completa sin da quei primi passi della Chiesa e degli apostoli”. Completa perché c’è lo spalancarsi della sua universalità e dell’universalità del riconoscimento della salvezza e “perché, contemporaneamente, questa affermazione audace non ha nessuna paura di entrare in contatto col mondo e di lanciarsi per le vie di tutto l’universo, di affrontare ogni situazione e ogni popolo perché è ancorata saldamente a questa certezza: che Gesù, il Verbo annunziato a Israele e manifestato attraverso la sua risurrezione solo a pochi testimoni di Israele stesso, è in realtà il Signore di tutti”.
In questo, per il vescovo di Palermo, si spegne ogni preoccupazione sulla presenza della Chiesa nel mondo, sul come essere presenti da cristiani tra gli uomini: “Ogni preoccupazione viene superata, non ha senso, dal momento che è così limpida, sicura, serena, pacifica la certezza degli apostoli, ricevuta dal contatto col Signore risorto, che egli è il Signore di tutti. E allora perché preoccuparsi?”. (AGI)



