Piersanti Mattarella: il 6 gennaio 40 anni dal delitto dell’uomo con le “carte in regola”

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Nel giorno dell’Epifania, il 6 gennaio 1980, il presidente della Regione Sicilia – Piersanti Mattarella – veniva ucciso in un agguato sotto casa, in via Libertà a Palermo. Un uomo che aveva rinnovato profondamente la politica siciliana, con provvedimenti coraggiosi contro la mafia e il malaffare che dominava la Sicilia in quell’epoca.

Piersanti Mattarella fu prima consigliere comunale di Palermo nel 1964, poi deputato regionale nel ’67, nel ’71 e nel ’76. Durante l’ultima legislatura, quella del 1976, ricoprì il ruolo di presidente della Regione, appena quarantenne, dal ’78 al 6 gennaio del 1980.

Per l’omicidio di Piersanti Mattarella la verità resta ancora tutta da scrivere. Si conoscono i mandanti ma non i sicari. L’ordine veniva dalla cupola mafiosa, ma l’inchiesta ha sempre tenuto aperta la pista di una saldatura tra Cosa nostra e l’eversione neofascista. A batterla per primo e a lungo è stato Giovanni Falcone.

Davanti alla Commissione antimafia, che ora ha reso pubblico il verbale dell’audizione riservata del 3 novembre 1988, Falcone aveva spiegato: “Si tratta di capire se, e in quale misura, la “pista nera” sia alternativa a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare altre saldature”.

Al centro di questo scenario intrecciato, la figura di Giusva Fioravanti, capo dei Nar. La moglie di Piersanti Mattarella, Irma Chiazzese, fu colpita dai suoi “occhi di ghiaccio” che neanche si sciolsero quando la pistola si inceppò dopo i primi colpi. Il sicario corse dal suo complice che lo attendeva su un’auto rubata e si fece consegnare una seconda pistola per completare l’opera. Quell’uomo che rimase defilato è stato identificato in Gilberto Cavallini, altro esponente dei Nar. Ma l’inchiesta non è andata oltre questi sospetti, sostenuti anche da collaboratori neofascisti come Cristiano Fioravanti, fratello di Giusva. Rinviati a giudizio, Fioravanti e Cavallini verranno assolti e la sentenza sarà poi confermata in Cassazione.

Le prove non hanno retto in dibattimento. La pista nera è rimasta sempre aperta ma dopo 40 anni è ormai impossibile provare la tesi che Mattarella sia stato ucciso con la stessa arma usata per abbattere il giudice romano Mario Amato. Il deperimento materiale dei reperti e dei proiettili rende inaffidabile un esame comparativo.

Resta chiaro invece il contesto nel quale il caso Mattarella si iscrive. Per Falcone andava collegato ad altri due delitti “politici”. Ne furono vittime nel 1979 il segretario della Dc palermitana Michele Reina e nel 1982 il segretario regionale del Pci Pio La Torre. Anche loro, come Mattarella, erano impegnati in un’azione di rinnovamento morale della politica in Sicilia. Mattarella era consapevole non solo dei rischi ma anche della complessità dell’operazione. Era a capo di una giunta di centro sinistra che con il sostegno del Pci aveva promosso un’esperienza autonomistica sul modello della solidarietà nazionale. La linea di Mattarella era parte dell’eredità di Aldo Moro, ucciso un anno e mezzo prima dalle Brigate Rosse.

Per questo, come scrissero i giornali, quarant’anni fa la mafia forse con l’appoggio del terrorismo nero firmò il più grave “delitto politico” dopo quello di Moro. Piersanti Mattarella sapeva che la sua linea politica, incentrata sull’idea di una “Sicilia con le carte in regola”, poteva scatenare una reazione di tipo terroristico. Qualche giorno prima di essere ucciso davanti casa, con il fratello Sergio corso a soccorrerlo, aveva incontrato il ministro dell’Interno Virginio Rognoni; alla sua più diretta collaboratrice, Maria Trizzino, il presidente aveva poi confidato: “Se sapessero di cosa abbiamo parlato mi ucciderebbero”.

Il pentito Francesco Marino Mannoia ha raccontato che il boss Stefano Bontade avrebbe incontrato Giulio Andreotti, il quale ha sempre vigorosamente smentito, prima e dopo il delitto Mattarella. Avrebbe gridato al senatore che, uccidendo il presidente della Regione, Cosa nostra avesse voluto lanciare un messaggio alla politica e al Paese: “Qui comandiamo noi”.

Ars seduta solenne con il fratello Sergio, presidente della Repubblica

L’Assemblea Regionale Siciliana si riunirà lunedì 6 gennaio, alle 11.30, in seduta solenne per commemorare l’ex presidente della Regione Piersanti Mattarella, in occasione del 40 anniversario della sua uccisione. Alla seduta parteciperà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello di Piersanti. Nel corso della seduta sono previsti gli interventi del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e del presidente della Regione siciliana Nello Musumeci.

Tutti i programmi della Rai

La Rai ricorda la sua figura e il suo impegno con un palinsesto dedicato su tutte le Reti e Testate, radiofoniche e televisive. Si comincia domenica 5 gennaio con Uno Mattina in Famiglia che riserva uno spazio di approfondimento alla ricorrenza, e si prosegue nel pomeriggio, alle 17.30 con uno Speciale di RaiNews24. Alle 23.10, in prima Tv su Rai1, Speciale Tg1 racconta la figura di Piersanti Mattarella attraverso il documentario di Rai Storia “Piersanti Mattarella, 6 gennaio 1980. Storia di un delitto di mafia”, scritto da Alessandro Chiappetta per la regia di Agostino Pozzi (in onda nella versione integrale lunedì 6 gennaio alle 21.10 su Rai Storia) che ricostruisce il contesto in cui è maturato il delitto, le successive indagini e la storia processuale. Ma, soprattutto, racconta la figura umana e politica di Piersanti Mattarella con le immagini delle Teche Rai, le interviste rilasciate da lui stesso e alcune fotografie inedite. A ricordarlo, tra gli altri, Giovanni Grasso, biografo di Piersanti Mattarella; i giornalisti Nino Rizzo Nervo, Giovanni Pepi e Bianca Cordaro; l’ex consigliere giuridico Leoluca Orlando; l’ex consigliere economico Salvatore Butera; l’ex procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci; l’ex giudice istruttore del Tribunale di Milano, Giuliano Turone e padre Bartolomeo Sorge.

Mattarella è “un uomo scomodo”, allievo e pupillo di Aldo Moro, prova a riprodurre in Sicilia l’esperimento delle alleanza tra comunisti e democristiani, ma il sequestro e l’uccisione di Moro ne condizionano la strada politica. Nel periodo in cui Cosa Nostra alza il tiro verso gli uomini delle istituzioni, Piersanti Mattarella vede stringersi il cerchio attorno a sé, e comincia a temere per la sua vita, ma non abbandona i propositi di cambiamento e rinnovamento che lo portano ancora oggi ad essere un punto di riferimento nella storia politica italiana. Lunedì 6 gennaio, giorno della ricorrenza, il primo appuntamento è su Rai1 all’interno di Uno Mattina (dalle 6.45) mentre in prima serata Rai Storia ripropone il documentario “Piersanti Mattarella. 6 gennaio 1980. Storia di un delitto di mafia” (alle 21.10). “La Grande Storia”, in onda alle 23.10 su Rai3, propone invece il documentario “Piersanti Mattarella. La buona battaglia” dedicato alla figura e alla vicenda umana e politica dell’uomo che voleva tagliare alla radice i rapporti tra mafia e amministrazione in Sicilia. Il documentario – nel quale la vedova e i figli rievocano quei drammatici momenti – ricostruisce la formazione religiosa, l’impegno politico e l’attività amministrativa di Piersanti; indaga sulle possibili cause della sua morte e ripercorre l’accidentato cammino processuale che portò alla condanna all’ergastolo dell’intera cupola di Cosa Nostra, senza però riuscire a fare piena luce sui misteri e sulla dinamica di questo gravissimo delitto politico che sconvolse la Sicilia e l’Italia intera.

Nello speciale la figura di Mattarella rivive attraverso numerose e significative testimonianze: parlano la moglie Irma, i figli Maria e Bernardo, il fratello Sergio; i collaboratori Leoluca Orlando e Salvatore Butera; l’ex procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu; l’avvocato di parte civile Francesco Crescimanno.

Venerdì 10 gennaio Tv7, l’approfondimento del Tg1 in onda alle 24, propone un servizio sulla figura del politico siciliano. Tutta la programmazione sarà anche rilanciata sul portale Rai Cultura e sui canali web e social. L’offerta in memoria di Piersanti Mattarella si completa con gli approfondimenti e i servizi di Tg e Gr. RaiNews24, il 6 gennaio, seguirà con una diretta gli eventi sul territorio attraverso collegamenti da Palermo, testimonianze sulla ricostruzione dell’omicidio, i relativi processi e ospiti in studio. La Tgr Sicilia, nelle diverse edizioni, seguirà tutte le iniziative di commemorazione dell’omicidio Mattarella oltre a proporre diversi servizi per ricostruire i 40 anni di indagini. Approfondimenti e servizi dedicati anche nel Gr1, Gr2, Gr3 del 6 gennaio oltre ad uno Speciale Gr1 – a cura della Redazione Cronaca – in onda dalle 10.02 alle 10.55 su Radio1. Spazio anche nella puntata di ‘Tra poco in edicola’, del 6 gennaio, nella rassegna stampa notturna di Radio1 e infine uno ‘Speciale’ di Gr Parlamento. Anche Isoradio propone lanci e servizi sulle maggiori iniziative territoriali.

Anche Tv 2000 ricorda Piersanti Mattarella

Su Tv2000 arriva il documentario su Piersanti Mattarella, che voleva governare con le “carte in regola”. Andrà in onda alle il 5 gennaio alle 22:50 il documentario (“Le carte in regola, Piersanti Mattarella”) con le testimonianze di amici, collaboratori e familiari.

“In ciò che ha fatto mio nonno sono molti gli spunti che si riflettono anche oggi nelle necessità del popolo. Tra questi il tentativo di snellire, velocizzare e rendere più trasparente l’attività pubblica, gli interventi contro la corruzione in ambito soprattutto edilizio”, afferma il nipote di Piersanti che porta il suo stesso nome. “E poi il rifiutare fermamente l’appoggio di determinati personaggi che si sono poi rivelati impresentabili, come si direbbe oggi”, continua.

Gli amici, i collaboratori e il nipote ricordano la figura nell’opera di Piersanti Mattarella. Il suo sforzo innovatore, con le leggi di riforma della burocrazia e della contabilità regionale; la legge edilizia e la riforma delle norme sugli appalti. Tutto in nome della trasparenza, della legalità e dell’efficienza della macchina amministrativa. E poi il profondo rapporto politico e umano, con Aldo Moro con cui condivide il progetto del compromesso storico e anche il tragico destino.

“Per ragioni anagrafiche – spiega ancora il nipote Piersanti – non ho avuto la fortuna di conoscere mio nonno ma dai racconti che ho raccolto in questi anni emerge come una persona molto estroversa, vivace e simpatica. Dietro lo slogan “le carte in regola” c’è il voler perseverare nel tentativo di raggiungere i propri obiettivi mantenendo la schiena dritta e seguendo un percorso fatto di idee, principi e valori che non potevano essere messi in secondo piano rispetto ad altri interessi”.

Tra le testimonianze del documentario di Tv2000, a cura di Massimiliano Cochi e per la regia di Lucio Ciavola, quella del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “Quando Piersanti Mattarella venne ucciso la mafia aveva il volto dello Stato” e dell’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, all’epoca sostituto procuratore che si recò sul posto dell’agguato: “Le indagini iniziano con un’opera di depistaggio. C’era qualcuno che voleva creare confusione. E questo significa che dietro non c’era solo la mafia”.

Piersanti Mattarella, afferma a Tv2000 il gesuita padre Bartolomeo Sorge, direttore negli anni ’80 de La Civiltà Cattolica e dal 1986 al 1996 direttore dell’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo, è “l’anima del rinnovamento, ha indicato la strada per vincere le battaglie impossibili. Non faceva antimafia ma il suo dovere di uomo dello Stato. Il martirio è accettare di immolarsi per il bene comune e per un ideale grande. Piersanti Mattarella è veramente meritevole del titolo di martire civile che non è assolutamente inferiore al martirio religioso come intensità di donazione”.

“A 40 anni dall’omicidio – sottolinea il direttore di Tv2000, Vincenzo Morgante – Tv2000 con questo documentario vuole rendere omaggio alla esemplare figura di Piersanti Mattarella, giovane presidente della Regione siciliana. La sua morte, ad appena 44 anni, segno’ la tragica interruzione di un coraggioso percorso di rinnovamento politico-amministrativo della Sicilia e la perdita di un politico, cattolico, coerente con i suoi principi di fede nel servizio al bene comune”.

Parla all’AGI Rino La Placa

“Tutte queste iniziative non devono avere un carattere devozionale; bisogna recuperare, nella realtà della politica, tutta l’esperienza di Piersanti Mattarella e reinterpetrarla nella societa’ odierna”. A parlare all’AGI è Rino La Placa, già parlamentare regionale, che è stato uno degli uomini più vicini, prima, a Piersanti Mattarella e, poi, al fratello Sergio, oggi presidente della Repubblica: “E’ stato un innovatore, apparteneva ad una famiglia impegnata in politica in modo rilevante. Suo padre, Bernardo, membro della Costituente e a stretto contatto con La Pira, Dossetti e Moro, era stato più volte ministro nonché vice segretario nazionale della Democrazia Cristiana (Dc), con De Gasperi segretario. Piersanti ha avuto una formazione spirituale, culturale e civica nell’Azione Cattolica”.

“Quando nel ’78 – ricorda La Placa – fu eletto presidente della Regione faceva parte della corrente morotea che, anche in Sicilia, era una corrente piccolissima ed aveva soltanto due rappresentanti nel Parlamento regionale. Il fatto che tutte le correnti si fossero concentrate su di lui e che fosse stato eletto con una maggioranza parlamentare larghissima, che comprendeva, per la prima volta, anche il Partito Comunista, costituiva il riconoscimento della sua serietà, competenza e affidabilità. Era giovane ma molto maturo. Negli anni aveva fatto lodevolmente l’assessore al Bilancio, ruolo a cui dedicò tante energie per conseguire la regolarità dei conti, la parifica dei bilanci, un efficiente utilizzo delle risorse regionali con una moderna visione di programmazione della spesa”.