Più lavoratori precari e contratti atipici in Italia ed Europa, serve più protezione sociale

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Nell’Unione Europea i contratti a tempo indeterminato full time sono scesi dal 62% nel 2003 al 59% nel 2014; la percentuale di contratti a tempo determinato è del 7%; lavoro temporanei/a termine, part time e freelance/autonomi rappresentano rispettivamente l’1,5%, il 7% e il 10% dell’occupazione totale. Il 4% dei cittadini dell’Unione Europea ammette di aver svolto un lavoro non in regola/in nero negli ultimi 12 mesi (2016).

In Italia, per il centro studi Anief, la situazione è ancora più drammatica nella scuola dove i dati sono doppi rispetti a quelli rilevati in Europa (13/15%): si è passati per il solo personale docente da 115 mila supplenze annuali o al termine delle attività didattiche nell’anno scolastico 2010/2011 alle attuali 205 mila e ai 40 mila del personale Ata, con l’eliminazione della figura del ricercatore a tempo indeterminato.

Sono i dati del sondaggio di ‘Eurofound’ illustrati nel pomeriggio, nel corso della conferenza di Palermo, finanziata dalla Commissione Europea, che si svolgerà fino a venerdì 20 sul tema “Lavoro precario, dotare i sindacati delle capacità necessarie per raccogliere nuove sfide”, promossa dalla Cesi, la Confederazione europea dei sindacati indipendenti che rappresenta 5 milioni di dipendenti e dirigenti del lavoro pubblico e privato. Si tratta del primo di una serie di incontri che si svolgeranno anche in altri Paesi europei e si concentrerà sulla questione dell’aumento del lavoro precario entro i confini dell’UE e in diversi settori. Presenti a Palermo, tra gli altri rappresentanti, anche il presidente di Cesi, Romain Wolff, e Marcello Pacifico, vicepresidente Accademia Europa Cesi e presidente Anief.

Sempre più contratti a tempo determinato che vengono rinnovati, sempre più contratti atipici, che non hanno colmato le lacune del mercato del lavoro, intrappolando il più delle volte i lavoratori a livelli bassi di protezione sociale, quando ci sono. Sono i giovani i più colpiti dalle varie forme di lavoro precario con contratti di apprendistato o addirittura da stage non retribuiti. Stop al lavoro precario in Italia e in Europa e offrire maggiore stabilità e protezione sociale.

E’ il messaggio che viene lanciato dal convegno aperto nel pomeriggio con la presentazione di un sondaggio sul tema somministrato dalla stessa Cesi alle organizzazioni aderenti e intende fare il punto sul lavoro precario negli ambiti nazionali (cause alla radice, tendenze, molteplicità di fattori, lacune nel sistema), ma anche evidenziare l’interconnessione tra lavoro precario e assenza di diritti sociali. Si discute con l’obiettivo di proporre rimedi efficaci per garantire condizioni di lavoro eque e l’accesso ai diritti sociali. L’attenzione è concentrata sulla legislazione dell’Unione Europea applicabile e sulla sua attuazione e interpretazione. Presenti rappresentanti sindacali, politici, esperti, legali, giovani lavoratori provenienti da tutta Europa. L’evento è moderato da Pierre Baussand, direttore dell’ufficio di Bruxelles di Eurofound.

“Il precariato e i contratti a termini ormai sono un fenomeno sempre più crescente e dilagante a livello europeo. Per questa ragione, saremo fino a domani, a Palermo, perché vogliamo trovare tutti insieme, con i sindacati europei, delle soluzioni possibili e attuare modifiche al modo di vedere questo fenomeno che cercheremo di combattere”, ha detto Romain Wolff, presidente della Cesi. “Non si può scegliere il precariato – ha aggiunto Wolff – come unica soluzione possibile ad un mercato del lavoro in continua espansione che vede sempre più la crescita del lavoro precario, di contratti a tempo determinato invece di quelli a tempo indeterminato che possono garantire un futuro ai giovani e a tutti i lavoratori”.

“La scelta di organizzare un convegno sul lavoro precario a Palermo è una scelta simbolica perché con la Cesi vogliamo iniziare una riflessione a livello comunitario sul problema del precariato”, ha detto a Palermo Marcello Pacifico, vice presidente Accademia Cesi e presidente Anief. “Eurofound – ha aggiunto Pacifico – ci ha detto che abbiamo più del 7 per cento di personale precario in Europa tra contratti atipici, contratti a tempo determinato contratti di collaborazione saltuaria e noi vogliamo fare delle riflessioni sull’esperienza maturata da ciascuna sigla sindacale aderente al Cesi, che rappresenta cinque milioni di dipendenti del pubblico impiego e del privato per arrivare anche ad attuare quello che ci dice l’Europa con una recente risoluzione. Infatti – ha proseguito Marcello Pacifico – il Parlamento europeo ha chiesto agli stati membri di adottare tutte quelle misure legislative per combattere ancora con più forza il fenomeno della precarietà dei rapporti di lavoro sia nel pubblico che nel privato”.

marcello pacifico

In Italia, uno dei settori con il maggior numero di precari è quello della scuola pubblica. “Negli ultimi dieci anni – ha sottolineato Pacifico – il precariato nella scuola è raddoppiato da 100mila a 200mila supplenti, nonostante le tantissime immissioni in ruolo autorizzate. Su 180mila immissioni in ruolo ne sono state fatte soltanto 90mila perché il sistema di reclutamento adottato dalla politica negli ultimi anni è stato sbagliato. Abbiamo già incontrato il ministro Fioramonti e abbiamo dato delle soluzioni da inserire nel prossimo decreto che vogliamo chiamare ‘salva-scuola’ piuttosto che ‘salva-precari’ perché l’importante è che la scuola funzioni per il bene di tutti studenti, famiglie, docenti, personale Ata. Il nostro piano – ha spiegato Pacifico – è semplice: stabilizzare il personale Ata, assumere i docenti dalle graduatorie d’istituto da cui vengono chiamati come supplenti e si risolverebbe tutto con la copertura delle cattedre ancora scoperte e comincerebbe a dare un segnale inverso rispetto alla tendenza degli ultimi anni. Il problema non è solo italiano è anche europeo, ma va detto che più della metà delle sentenze della Corte di giustizia europea sul precariato e sulla violazione della direttiva comunitaria riguarda l’Italia, ecco perché partiamo dall’Italia e a maggior ragione dalla Sicilia dove c’è il più alto tasso di precarizzazione”, ha concluso Pacifico.