Il pm Di Matteo: “Scalfaro mentì sulla trattativa Stato-mafia”

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Scalfaro mentì sulla trattativa

Oscar Luigi Scalfaro mentì sulla trattativa Stato-mafia . Ad affermarlo chiaramente è stato oggi il pm Nino Di Matteo, nel corso della sua requisitoria.

“Dopo la strage di Capaci, anche sull’onda emotiva dell’attentato, viene eletto presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che, come vedremo, con le sue scelte, non si è limitato al ruolo di arbitro. Anzi, è stato il principale attore di decisioni di cui in questo processo abbiamo parlato: la nomina di Mancino al posto di Scotti al Viminale, la scelta del nuovo direttore del Dap e di Conso al ministero della Giustizia al posto di Claudio Martelli. Il ruolo di Scalfaro nell’avvicendamento tra Scotti e Mancino alla guida del ministero dell’Interno ha fatto emergere evidenti reticenze e falsità nelle dichiarazioni rese dal presidente Scalfaro a questa Procura nel 2010” – ha detto testualmente Di Matteo.

Il magistrato a dimostrazione della falsità delle dichiarazioni di Scalfaro, che sostenne di non aver saputo nulla di eventuali connessioni tra le stragi mafiose del ’92 e del ’93 e la decisione politica di allentare i rigori del 41 bis, cita la deposizione al processo di un altro ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Napolitano dichiarò che “dopo gli attentati del 1993 le più alte cariche dello Stato propendevano per la tesi che quelle bombe corrispondessero a un ricatto dell’ala corleonese di cosa nostra”. Secondo la Procura, per portare avanti la linea del dialogo con chi aveva messo le bombe era necessario spostare l’asse politico verso la corrente della sinistra democristiana a cui apparteneva il ministro Mancino.

“Per fare questo era necessario – ha aggiunto Di Matteo – spezzare l’asse della fermezza portato avanti dall’azione congiunta dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Scotti e Martelli. Di fronte all’intrapresa linea del dialogo chi sosteneva la linea del dialogo non poteva sopportare la presenza di Vincenzo Scotti, principale fautore della linea di fermezza nel contrasto a cosa nostra, al vertice dell’Ordine pubblico”.