Politica: i socialisti italiani piangono la scomparsa di Emanuele Pecheux

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La politica come religione. Religione laica. Una sigaretta dietro l’altra da alternare al sigaro toscano. Il Piemonte come luogo di nascita, Roma la città della sua vita politica, la Sicilia nel cuore. Se n’è andato a 62 anni, nella notte tra domenica e lunedì, probabilmente a causa di un improvviso malore che lo ha colpito in casa, Emanuele Pecheux (nella foto al centro con la camicia rossa in compagnia di Oreste Pastorelli, Roberto Sajeva e Giada Fazzalari), socialista da sempre, che da alcuni mesi aveva deciso di trasferirsi a Piazza Armerina, in provincia di Enna, anche per via di quella vecchia amicizia con un vecchio cuore socialista Totuccio Miroddi.

Emanuele Pecheux, torinese, classe 1957, si era trasferito a Roma da giovane per via di quella passionaccia per la politica, per il Psi. Alla quale ha dedicato interamente la sua vita. Formatosi nella Fgs, ha in seguito ricoperto numerosi incarichi nell’ufficio organizzazione della direzione nazionale del Psi. Aveva collaborato con Claudio Martelli e nello Sdi di Enrico Boselli era stato capo della segreteria e, successivamente, responsabile comunicazione.

Dal 2008, anno della rifondazione del Psi a guida Nencini, ha ricoperto il ruolo di responsabile nazionale web e comunicazione del partito. Dal 2015 al 2018 è stato responsabile del tesseramento. Nell’aprile del 2018 si era dimesso dai suoi incarichi nel Psi rimanendo dirigente del partito. A Piazza Armerina l’anno scorso aveva fondato il giornale on line DasNews.it di cui era direttore editoriale.

La notizia ha lasciato sgomento tutto il Psi. In poche ore sono arrivate alla direzione del partito a Roma centinaia di messaggi di vicinanza, da tutta Italia, da parte di dirigenti, militanti, amici e di quanti lo avevano conosciuto e stimato. Emanuele Pecheux era un uomo colto, intelligente. Si distingueva per la sua capacità di analisi e la sua acutezza nel ragionamento. Aveva fatto della politica e del Psi la sua ragione di vita. Appassionato, brillante, mai banale. Non ha mai abbandonato il suo partito, rimanendo ad esso ancorato anche nei momenti più bui, come nei più fortunati. “Socialista che non molla”: si descriveva così. Lo scorso anno aveva pubblicato il libro “L’asino che vola”.

Il segretario del Psi, Riccardo Nencini, appena appresa la notizia, lo ricorda con un messaggio: “Non stava bene, ma la vita non gli era diventata così noiosa da desiderare di perderla. Ha amato la politica più dei suoi desideri fin da quando, ragazzo, lasciò Torino per Roma. Insieme nella giovanile, insieme nel Psi, insieme dopo il drammatico ’92. Insieme fino a sabato pomeriggio. Anzi, fino a due giorni fa, con il telefono che squillava dentro ai colpi di vento della Sicilia lontana dal mare. Ma dove vai? Mi ha detto. A riposarmi un po’. Almeno leggiti questi due libri. Ciao, ed era un addio. Gira voce che l’amicizia si consacri nei momenti difficili. Ne abbiamo passati così tanti che definire Emanuele un amico non dà ragione di ciò che eravamo. Basta così”.