Politiche 2018: dal voto al nuovo governo, tutti i tempi e i passaggi istituzionali

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Il calendario istituzionale che va dalla chiusura delle urne, alle 23 di domenica 4 marzo, fino alla nascita del nuovo governo prevede un timing preciso fissato dalla Costituzione e dai regolamenti di Camera e Senato. Una serie di adempimenti e scadenze che, tuttavia, non prevedono un dead line per la formazione del futuro esecutivo.

Molto, infatti, dipenderà non solo dal risultato delle elezioni e dalla possibilità che un partito o una coalizione ottengano una maggioranza certa, ma anche e soprattutto, vista la legge elettorale prevalentemente proporzionale, dalla volontà e capacità delle forze politiche di trovare e raggiungere intese. A cominciare dall’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento.

Dunque, calendario alla mano, e come già successe per l’avvio della scorsa legislatura, potrebbero trascorrere anche due mesi dalla data del voto a quella del giuramento del nuovo esecutivo.

Il 4 marzo le urne resteranno aperte fino alle 23 di domenica. A seguire inizierà lo spoglio. Lo scrutinio delle schede elettorali potrebbe andare avanti tutta la notte e i risultati definitivi non arrivare prima della giornata di lunedì, vista la novità della legge elettorale e la complessità del sistema di voto e di assegnazione dei seggi e delle percentuali.

Proclamazione degli eletti: al termine delle operazioni di scrutinio e delle operazioni di assegnazione dei seggi in base ai voti ottenuti, l’Ufficio centrale circoscrizionale procede alla proclamazione degli eletti. Dell’avvenuta proclamazione il presidente dell’Ufficio centrale circoscrizionale invia attestato ai parlamentari proclamati e ne dà immediata notizia alla segreteria generale della Camera di appartenenza. Alle Camere è riservata la convalida della elezione dei propri componenti. Nessuna elezione può essere convalidata prima che siano trascorsi venti giorni dalla proclamazione.

Dopo la proclamazione gli eletti, in vista della prima seduta delle nuove Camere, dovranno effettuare alcuni adempimenti necessari a poter svolgere le loro funzioni, come la registrazione, le foto necessarie per i relativi tesserini di riconoscimento e altri adempimenti burocratici.

Elezione dei presidenti di Camera e Senato

Già dalla prima seduta si procede all’elezione del Presidente della Camera, che ha luogo a scrutinio segreto a maggioranza dei due terzi dei componenti. Dal secondo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti, computando tra i voti anche le schede bianche. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti. Il Senato procede alla elezione del Presidente con votazione a scrutinio segreto. E’ eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato.

Qualora non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche. Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. In entrambi i casi, tanto più se dalle urne non dovesse uscire una maggioranza autosufficiente e certa, serviranno trattative e accordi anche trasversali tra le forze politiche, che prenderanno il via presumibilmente già all’indomani dei risultati elettorali.

Il 25 marzo è la data limite entro la quale i deputati devono comunicare al segretario generale di Montecitorio a quale gruppo parlamentare appartengono. Entro il 27 marzo il presidente della Camera convoca i deputati appartenenti a ciascun gruppo e quelli da iscrivere nel gruppo Misto. Successivamente, i gruppi eleggono i propri presidenti, vicepresidenti e comitati direttivi.

Il presidente della Repubblica affida l’incarico o il preincarico

Una volta individuata una maggioranza parlamentare, il capo dello Stato convocherà la personalità indicata dalle forze politiche come in grado di coagulare i voti necessari per ottenere la fiducia e gli conferirà l’incarico, che potrà essere pieno o con alcune condizioni (in quest’ultimo caso si parla di preincarico). La persona designata può accettare l’incarico subito o con riserva, ovvero prendersi alcuni giorni per avviare un confronto con le forze politiche e, solo dopo tale confronto, sciogliere la riserva.

Nuovo Governo e giuramento

Una volta accettato l’incarico, il premier forma il governo, stilando la lista dei ministri che proporrà al Capo dello Stato, durante un colloquio al Colle. Trovata l’intesa sulla lista, il presidente della Repubblica nomina i ministri. Entro poche ore presidente del Consiglio e ministri giurano nel salone delle Feste al Quirinale.

Cerimonia della campanella e primo Consiglio dei Ministri

I componenti dell’esecutivo, una volta prestato giuramento al Quirinale, scenderanno a Palazzo Chigi dove si terra’ la cerimonia della campanella, cioé il passaggio di consegne con il premier uscente, e la prima riunione del Consiglio dei ministri che servirà a nominare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Il Parlamento vota la fiducia al Governo

Dopo il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo presidente del Consiglio, il neo-premier si riserverà alcune ore per scrivere il discorso programmatico con il quale si presenterà alle Camere per chiedere il voto di fiducia. Solitamente vale il principio della “culla”: si chiede per prima la fiducia alla Camera che la volta precedente fu lasciata per ultima. In questo caso si dovrà cominciare dal Senato. Ottenuta la fiducia, il governo è pienamente in carica e può cominciare la sua attività. (AGI)