Politiche: trionfo Movimento Cinque Stelle in Sicilia, tonfo del Pd bocciato Grasso

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Il Movimento 5 Stelle fa il pieno di voti in Sicilia. Sull’isola che nel 2001 registrò lo storico 61 a 0 per il centrodestra, il partito di Grillo e di Di Maio sfiora, a scrutinio non ancora ultimato, il 50% delle preferenze.

I dati definitivi non ci sono ancora ma non sembra che possano riservare sorprese in Sicilia, dove il M5S vincerebbe nei 28 collegi uninominali (19 alla Camera, 9 al Senato). Un risultato che assomiglia tanto al 61 a zero conquistato dal centrodestra alle politiche del 2001, quando la coalizione guidata da Berlusconi ottenne tutti i collegi della quota uninominale: 20 al Senato e 41 alla Camera.

Si attesta attorno al 30% invece il centrodestra, con Forza Italia ancora forte di un 21% che lo pone al primo posto di una coalizione in cui la Lega non va oltre il 6%. Notte fonda invece per il Partito Democratico, per il quale ha votato al momento il 15% degli elettori isolani. Risultato al di sotto delle attese anche per Liberi Uguali, guidato dal siciliano Pietro Grasso, al 3%.

Più in generale, il voto in Sicilia disegna un’isola in linea con quanto avvenuto negli ultimi 5 anni. E precisamente dal giorno della storica traversata a nuoto dello Stretto compiuta da Beppe Grillo, il 10 ottobre 2012 in occasione delle penultime elezioni regionali.

Il Movimento 5 Stelle, infatti, da quel momento ha assistito ad una escalation che ha avuto in Sicilia la sua rampa di lancio. Un’ascesa che lo ha portato ad essere il primo partito dell’isola, ottenendo in due occasioni il numero massimo di deputati regionali all’Ars, e a sfiorare la presidenza della Regione lo scorso novembre, a conclusione del testa a testa tra il candidato pentastellato Giancarlo Cancelleri e quello di centrodestra, poi vincitore, Nello Musumeci.

In una regione fanalino di coda in termini di affluenza alle urne, ieri ha votato il 63,36% degli aventi di ritto, con 10 punti in meno rispetto alla media nazionale, l’orientamento politico mantiene solo gli echi di quella che fu una roccaforte azzurra, con una percentuale ancora alta di elettori di Berlusconi, ma che oggi appare definitivamente orientata verso il Movimento 5 Stelle. A uscire con le ossa rotte, e per certi versi in modo annunciato, è il Partito Democratico.

Il partito di Matteo Renzi, già bocciato pesantemente lo scorso 5 novembre, quando il candidato alla Regione Fabrizio Micari fu sonoramente sconfitto dai suoi avversari, ha pagato a caro prezzo le divisioni interne, che hanno portato alla nascita di correnti e sottogruppi che hanno contribuito a frammentare il voto di centrosinistra da un lato; e le alchimie politiche dall’altro, con alcuni ex leader di centrodestra migrati alla corte di Renzi alla ricerca di una nuova collocazione politica. Strategie che gli elettori siciliani, più degli altri, non hanno apprezzato e hanno punito.