Processo depistaggio strage via D’Amelio, emergono novità anche sui nastri

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antonello montante

“Scarantino nella sua abitazione aveva un telefono fisso”. Lo ha detto l’ispettore di polizia Luigi Catuogno, rispondendo alle domande del pm Gabriele Paci nell’udienza del processo sul depistaggio Borsellino che si celebra a Caltanissetta.

Catuogno tra il ’96 e il ’98 si occupò della tutela del falso “pentito” Vincenzo Scarantino in una località protetta. “Scarantino – ha aggiunto il teste – è una persona che parla molto poco. Con me si trovava a suo agio perché capivo il dialetto. Non era un tipo espansivo. Quando parlavamo la moglie andava in un’altra stanza. Mi raccontava che in carcere lo avevano picchiato. Lui aveva un numero diretto di un magistrato. Parlava della dottoressa Anna Maria Palma. Davanti a me una mattinata ha provato più volte a chiamare e dopo disse in palermitano “mi posò”. Lui si era convinto di essere stato abbandonato”.

Parla anche il colonnello Arcangioli, che rievoca la storia della borsa 

Il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli ha rievocato in aula la storia della borsa del giudice Paolo Borsellino, recuperata nel luogo della strage, nella quale si sarebbe trovata l’agenda rossa poi scomparsa. Proprio per la scomparsa dell’agenda Arcangioli, che all’epoca era capitano, era stato indagato e poi prosciolto “per non avere commesso il fatto”.

Secondo Arcangioli, fotografato con la borsa in mano che venne poi prelevata da un funzionario di polizia, all’interno non c’era alcuna agenda rossa. “Durante il processo – ha detto in aula – mi fu fatta vedere una foto molto sfocata. Si parlava di un video inedito, in realtà pubblicato su Youtube nel 2011, in cui sembrava che ci fossi io con altre tre persone e una macchina con i fari accesi. Tornato a Roma, ho rivisto il video. Ero io con tre collaboratori. In mano non avevamo nulla, dietro di noi c’era un finanziere che non aveva nulla in mano. Dico questo perché poi su qualche giornale si è scritto che si poteva dimostrare il passaggio della valigetta. E la macchina con i fari accesi non era altro che un carro funebre”.

Rispondendo alle domande del pm Gabriele Paci, il colonnello Arcangioli ha aggiunto: “Peraltro dalle immagini del video è evidente che non si tratta dei primi istanti dopo l’esplosione. La presenza delle pozzanghere d’acqua e del carro funebre fa comprendere che ci troviamo parecchio tempo dopo l’esplosione”.

Nastri intercettazioni non rovinati

Non sono danneggiate e saranno ascoltabili le registrazioni delle conversazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino ritrovate dalla Procura di Messina che per il depistaggio dell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio ha iscritto nel registro degli indagati gli ex pm Annamaria Palma e Carmelo Petralia, ora rispettivamente avvocato generale e procuratore aggiunto a Catania. I due magistrati erano in servizio nel pool che indagò sull’attentato costato la vita al giudice Borsellino e alla scorta.

Per la stessa vicenda a Caltanissetta sono a giudizio tre poliziotti. I 19 nastri, che verranno riversati su supporto informatico e “ascoltati” dalla procura di Messina, sono relativi a intercettazioni fatte quando Scarantino era sotto protezione, periodo in cui, secondo l’accusa, il “picciotto” della Guadagna sarebbe stato istruito ad arte perchè mentisse sulla strage ed accusasse innocenti. Durante la verifica dell’audio sono stati sentiti tre pezzi a campione che hanno verificato la buona qualità dei nastri che, visto il tempo trascorso, potevano essere smagnetizzati. Alle operazioni hanno partecipato i consulenti degli indagati e delle persone offese. (ANSA)