Processo sulla trattativa, chiesta l’assoluzione per Riina e Leoluca Bagarella

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leoluca bagarella

L’assoluzione dei boss  Totò Riina e Leoluca Bagarella (nella foto) “perché il fatto non sussiste” è stato chiesto, al termine della sua arringa difensiva dall’avvocato Luca Cianferoni, legale dei due capimafia, imputati nel processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia.

Il legale “chiede altresì il dichiararsi la nullità del dibattimento” per “effetto della nullità dell’udienza del 28 ottobre 2014” quando venne esaminato al Quirinale l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Esaminate le carte – dice l’avvocato toscano – questa Corte ha tutto il materiale per mandare le carte a Caltanissetta e ricominciare il processo da capo” perché, a suo avviso, sarebbe la continuazione del processo per la strage di Capaci. “Il discorso dell’omicidio Lima non sta in cielo né in terra”, conclude.

Secondo l’accusa, invece, questo processo “riguarda i rapporti indebiti fra Cosa nostra e alcuni esponenti delle istituzioni”. Nel 1992, con il delitto dell’eurodeputato Salvo Lima e poi le stragi, i mafiosi, sostengono i magistrati, “volevano vendicarsi, ma anche inviare un messaggio di ricatto al governo e alle istituzioni, Cosa nostra cercava la mediazione”.

Il pm Roberto Tartaglia nella requisitoria aveva citato le parole del capo di Cosa nostra Totò Riina intercettate in carcere qualche anno fa: “Io al governo gli devo vendere i morti”. E poi aveva spiegato perché in questo processo sono sotto processo non solo i mafiosi (Riina, Brusca, Bagarella), ma anche alcuni esponenti delle istituzioni: l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e gli ufficiali del Ros, i generali Antonio Subranni, Mario Mori, e il colonnello Giuseppe De Donno. Adesso la parola passa all’altro difensore degli imputati Riina, morto lo scorso novembre, e del boss Leoluca Bagarella.