Raccolta rifiuti a Palermo: Varrica e Randazzo (M5S) presentano esposto denuncia alla Corte dei Conti

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Adriano Varrica, deputato nazionale, e Antonino Randazzo, consigliere comunale a Palazzo delle Aquile, del Movimento 5 stelle, hanno presentato un esposto denuncia alla procura regionale della Corte dei Conti per “i danni erariali causati dalla cattiva gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti e dal mancato raggiungimento da parte del Comune di Palermo degli obiettivi previsti in materia di raccolta differenziata nel periodo che va dal 2014 al 2018”.

Secondo i rappresentanti del M5s, oggi, “a distanza di 4 anni dall’avvio potenziale del progetto, il Comune di Palermo ha proceduto all’attivazione di soli 2 “step” sui 6 previsti nell’ambito del progetto Palermo Differenzia 2 e nessuno degli impegni presi è stato rispettato, dal Comune, compromettendo l’adeguamento e l’incremento della raccolta differenziata”. Nel dicembre 2013, si legge nell’esposto denuncia di Varrica e Randazzo, il Comune aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con la Regione Siciliana, la Rap e il Conai, che richiamava la legge con l’obiettivo “di incrementare la raccolta differenziata dei rifiuti nel territorio cittadino e di assicurare una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti e per il raggiungimento del quale sono state stanziate ingenti somme di denaro pubblico”.

 “Fra i vari impegni assunti dal Comune di Palermo nel protocollo d’intesa – sostengono i due esponenti del M5s – rientravano espressamente quelli di implementare il servizio ‘porta a porta’ nell’ambito del progetto Palermo Differenzia 2, di adeguare il regolamento comunale sui rifiuti solidi urbani e di istituire la figura dell’agente accertatore/ispettore ambientale con poteri sanzionatori per incrementare li controlli. Inoltre, era prevista la distribuzione dei kit per la raccolta differenziata che sarebbe dovuta partire nel 2014 e suddivisa in 6 diversi step che, sulla base dei cronoprogrammi più volte aggiornati dal Comune, sarebbero dovuti concludersi nell’arco di 12 mesi (2 mesi per ogni step)”.

Ad oggi, secondo Varrica e Randazzo “le inadempienze hanno causato minori introiti per le casse comunali e maggiori costi, come ad esempio la cosiddetta “ecotassa” dovuta sulla base del quantitativo di rifiuti solidi urbani conferiti in discarica o le spese di trasporto dei rifiuti, quali ad esempio il percolato, affidati a soggetti terzi al di fuori del comune di Palermo”.

“La mancanza di controlli – aggiungono Adriano Varrica e Antonino Randazzo, nell’esposto denuncia presentato alla procura della Corte dei Conti – ha comportato una bassa qualità della raccolta differenziata – con danno erariale legato ai minori riconoscimenti da parte dei consorzi di filiera sulla base della classificazione qualitativa dei materiali conferiti –, una riduzione percentuale potenziale raggiungibile – con danno erariale legato alle minori quantità conferite ai consorzi in cambio di corrispettivi e maggiori quantità conferite in discarica – e un potenziale danno all’ambiente ed alla salute dei cittadini dovuto alla presenza di numerose “discariche a cielo aperto” segnalate in vari quartieri di Palermo con ricadute negative anche per l’immagine della città”.

Oltre al fatto che, ricordano Varrica e Randazzo, “il Comune di Palermo non ha raggiunto gli obiettivi previsti dalle leggi che impongono alle amministrazioni locali non soltanto l’adozione di tutte le misure necessarie ed idonee ad assicurare e garantire il recupero, lo smaltimento e l’utilizzo razionale ed economicamente vantaggioso dei rifiuti ma anche il raggiungimento di soglie minime predeterminate per legge il cui mancato raggiungimento viene sanzionato con un aggravio di costi”.

“Nonostante gli interventi, ordinari ed eccezionali, da parte del Comune, per affrontare lo stato di emergenza nello smaltimento dei rifiuti – proseguono – si è assistito ad un progressivo peggioramento della situazione, tanto che le percentuali di raccolta differenziata raggiunte dal a Palermo negli ultimi anni sono ancora di gran lunga inferiori a quelle minime previste dalle richiamate leggi: 7,35% nel 2010; 10,07 % nel 2011; 10,28% nel 2012; 10,13% nel 2013; 8,29% nel  2014; 8,10% nel 2015; 7,16% nel 2016; 8,62% nel 2017. La massa di rifiuti indifferenziati da smaltire non si è ridotta, determinando la precoce saturazione delle vasche della discarica di Bellolampo e il rischio di un aumento dei costi per il Comune a causa del possibile trasferimento dei rifiuti indifferenziati fuori regione”.

Varrica e Randazzo, dunque, sostengono che “si intravede una violazione dei doveri e degli obblighi previsti dalle leggi vigenti in materia da parte del Sindaco, degli assessori competenti e del dirigente di settore pro tempore. Dai fatti denunciati emerge, infatti, chiaramente che gli amministratori competenti non hanno diligentemente adempiuto agli specifici obblighi previsti delle leggi vigenti in materia avendo in particolare omesso e/o ritardato di adottare le opportune iniziative, amministrative, propulsive e di controllo, necessarie a garantire una corretta ed efficiente gestione del servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti ed il raggiungimento degli obiettivi previsti in tale settore”.