Ragusa, incendi: false richieste di intervento e roghi innescati, la Polizia svela la truffa dei vigili del fuoco volontari e infedeli

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Era tutto finto. Erano veri in alcuni casi soltanto i roghi che loro stessi appiccavano pur di intervenire e di conseguenza guadagnarsi la giornata: 10 euro l’ora, tanto lo Stato paga i volontari dei Vigili del fuoco. Le accuse degli investigatori, mosse nei confronti di un gruppo di vigili del fuoco volontari del ragusano, culminate nell’operazione Efeso, sono molto chiare. Simulavano interventi segnalando inesistenti incendi alla centrale operativa del 115. Mentre, in  altre occasioni, i vigili del fuoco volontari chiedevano “aiuto” a parenti e amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi (Vedi notizia precedente collegandoti al link https://www.ilsitodisicilia.it/ragusa-volontari-vvf-appiccavano-roghi-per-guadagnare-soldi-un-arresto-ai-domiciliari/ .

E’ stato questo il comportamento dei quindici vigili del fuoco volontari scoperti dalla Squadra mobile di Ragusa. Davide Di Vita, il capo gruppo, è stato arrestato e posto ai domiciliari, in quanto “pericoloso” e perché “ha continuato a reiterare il reato”, mentre gli altri 14 sono indagati per truffa allo Stato e incendio. Un’indagine nata anche grazie all’aiuto del Corpo dei vigili del fuoco del Comando Provinciale di Ragusa, che nel maggio del 2015 aveva segnalato alla Squadra Mobile di Ragusa alcune anomalie connesse a “delle incongruenze sulle schede di intervento redatte dal personale volontario del distaccamento di Santa Croce Camerina”, nel ragusano.

Acquisiti gli elementi dal Comando, i poliziotti della Squadra Mobile hanno avviato un’indagine accurata “al fine di verificare l’esistenza di fatti reato. Le indagini dovevano intanto chiarire il motivo di eventuali richieste simulate per poi individuare gli elementi vulnerabili del gruppo criminale e quindi individuare i responsabili – dicono ancora gli investigatori -. Presso il distaccamento prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari e tra gli altri i 15 indagati tutti nella stessa squadra”. Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi, diversamente, se restano in caserma, non hanno diritto ad alcun rimborso.

Dalle indagini della squadra mobile di Ragusa è emerso che il capo del gruppo durante il turno come volontario si assentava, con la complicità dei colleghi, per andare con il suo furgoncino ad appiccare incendi per poi uscire con l’autobotte a spegnere le fiamme e percepire così le indennità. Tutti in servizio nel famigerato turno D, quello che effettuava un numero maggiore di interventi rispetto agli altri turni, quattro volte di più. “Conclusa con esito positivo attività svolta dalla Squadra Mobile in una azione coordinata con la Procura di Ragusa che ha individuato responsabilità nei confronti di una squadra specifica di volontari di vigili del fuoco con riferimento ad una serie di fatti che si sono svolti partendo dal 2015 su input del comando provinciale dei vigili del fuoco e si sono protratte fino al 2016”, spiega il questore Salvatore La Rosa.

Al gruppo è stata contestata anche l’associazione a delinquere, ma quest’ultima ipotesi non accolta dal gip, Andrea Reale, tanto che la Procura, con il pm titolare dell’inchiesta, Valentina Botti, medita di fare ricorso. Il pm Valentina Botti ha sottolineato che dallo “screening degli interventi in cui si sono esaminate ragioni e giustificazioni degli interventi si è passati alla poi intercettazione dei componenti; quello che è emerso è l’esistenza di un accordo tra vigili del fuoco volontari che simulavano interventi per l’erogazione delle indennità, pagate sulla base degli interventi fatti”.

“Loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco”. Era questo il commento dei quindici volontari dei Vigili del Fuoco che, condotti negli uffici della squadra mobile della Questura di Ragusa, venivano intercettati in alcuni colloqui tra loro ammettendo le circostanze di cui erano accusati e scambiandosi reciproche accuse per fatti risalenti al 2013-2015. Nel distaccamento dei Vigili del fuoco di Santa Croce Camerina prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari e tra gli altri i quindici indagati tutti nella squadra D. Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi. La prima anomalia riscontrata che ha permesso l’avvio delle indagini era da individuare sul numero degli interventi effettuati dal turno “D”. Rispetto agli altri volontari, che facevano 40 interventi per squadra squadra, loro ne effettuavano 120, creando malumori fortissimi.

Quasi tutti i 15 volontari dei vigili del fuoco del Ragusano indagati nell’operazione Efeso della Polizia di Ragusa hanno ammesso le proprie responsabilità durante gli interrogatori, delineando, in modo ancora più chiaro, quanto emerso dalle indagini. Davide Di Vita, il capo gruppo finito ai domicialiari, addirittura, sostiene la Polizia “in una occasione, ha asserito di voler fare scoppiare una bomba pur di prendere le indennità spettanti”. Gli indagati sono stati allontanati dal distaccamento e sono tutti residenti in provincia di Ragusa, parte a Vittoria, Santa Croce, Modica e Ragusa città. Quasi tutti svolgono un’attività lavorativa anche se spesso non assunti regolarmente. Il capo gruppo è stato arrestato durante l’attività lavorativa come addetto all’assistenza tecnica di impianti refrigeranti.