Ragusa, incendi: i volontari dei vigili del fuoco indefeli chiamavano dai loro stessi cellulari

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Gli interventi che venivano effettuati dalla squadra coordinata da Davide Di Vita, di Vittoria, finito ai domiciliari nell’operazione Efeso, francamente erano troppi. Lo sapevano tutti. A fare scattare l’inchiesta sui vigili del fuoco volontari coinvolti nella truffa scoperta dalla Squadra mobile di Ragusa è stata proprio questa anomalia riscontrata che ha permesso poi l’avvio delle indagini. “Rispetto agli altri volontari, gli indagati operavano per tre volte in più – spiegano i pm che coordinano l’inchiesta – A dispetto di 40 interventi di una squadra, loro ne effettuavano 120 creando malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro”.

I componenti del turno “D” erano conosciuti da tutti gli altri colleghi che operavano onestamente e “la loro avidità ha permesso di far emergere le condotte criminali poste in essere”, dicono gli inquirenti. La terza e più grave tipologia di truffa ai danni dello Stato era quella di appiccare incendi a cassonetti e terreni. Scandagliando le singole modalità messe in atto, è emerso che gli indagati, in alcuni casi, “non si preoccupavano di utilizzare i loro stessi telefoni cellulari per simulare le richieste – dicono ancora gli investigatori -. L’esame dei tabulati telefonici delle utenze a loro in uso ha permesso di appurare che molti avevano effettuato, nel periodo 2013/2015, numerose segnalazioni false. Le richieste erano anche non verificabili, difatti segnalavano la presenza di “animali vaganti”, così da non dover giustificare utilizzo di acqua o altri sistemi di spegnimento e soprattutto nessuno avrebbe potuto constatare la reale esistenza di animali che nel contempo avrebbero potuto lasciare la zona autonomamente”.

Parenti ed amici venivano istruiti alla perfezione ma ogni tanto commettevano errori. Esaminando tutte le singole schede d´intervento è stata scoperta la ripetitività di alcuni nomi, poi risultati di parenti (anche loro coinvolti nell´indagine) degli indagati così come alcuni numeri di telefono ripetuti ma cambiava il nominativo del richiedente. La terza modalità di truffa ai danni dello Stato “era sicuramente la più grave – spiegano i pm -in quanto si configurava mediante incendi appiccati solitamente con artifizi pirotecnici”.

Più era vasto l’incendio e più avrebbero impiegato per spegnerlo, dunque più avrebbero percepito; ciò che mettevano in atto non poteva essere controllato. Gli incendi, per loro stessa natura, non solo controllabili ma vengono alimentati dal vento e dalle condizioni climatiche in generale quindi, per volontà degli indagati venivano create condizioni di gravissimo pericolo. Una volta chiarito il sistema creato dagli indagati, gli agenti della Squadra Mobile hanno installato, grazie alla collaborazione del Comando Provinciale, sistemi di localizzazione gps sulle autobotti ed i mezzi dei Vigili del Fuoco, così come sulle auto in uso agli indagati.

Questa tecnica investigativa ha permesso di appurare che Davide Di Vita, il capo squadra arrestato, “con la complicità degli altri volontari, durante il turno di servizio, a bordo della sua auto si allontanava dal distaccamento di Santa Croce Camerina, appiccava l’incendio o effettuava una segnalazione falsa, poi rientrava in caserma ed aspettava che la centrale operativa del 115 li inviasse sul posto”. Il modus operandi messo in atto era infallibile in quanto la sala operativa del Vigili del Fuoco era sempre pronta ad inviare in soccorso il personale di servizio più vicino al luogo segnalato, quindi anche i volontari. Oltre ai sistemi di pedinamento elettronico, la Procura della Repubblica di Ragusa ha autorizzato le intercettazioni di tutti gli indagati. Fondamentali ulteriori fonti di prova sono state acquisite con quest´altro strumento investigativo, difatti gli indagati commentavano i diversi incendi dolosi appiccati o le simulazioni di richieste di aiuto da parte di inesistenti cittadini.

Per bloccare la pericolosissima attività criminale, gli indagati sono stati convocati in ufficio e a loro sono state contestate le numerose violazioni del codice penale. Quasi tutti hanno ammesso le proprie responsabilità durante gli interrogatori. Anche negli uffici della Polizia sono stati intercettati i colloqui tra gli indagati e per loro stessa ammissione e reciproche accuse, sono emerse e dunque cristallizzate ulteriori fonti di prova “loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco”. Gli indagati hanno commesso i reati prevalentemente nel territorio di Santa Croce Camerina, luogo dove insiste il distaccamento dei Vigili del Fuoco volontari ma anche in altri territori vicini.

I fatti reato sono stati immediatamente interrotti per espressa volontà della Procura della Repubblica proprio “per la pericolosità di quanto messo in atto dagli indagati”. Questa scelta immediatamente eseguita dalla Squadra Mobile, ha interrotto la condotta criminale e quindi il gip, in sede di valutazione delle esigenze cautelari, ha ritenuto di non applicare una misura restrittiva della libertà personale per 14 dei 15 indagati in quanto i fatti reato erano del 2015. davide Di Vita, invece, è finto agli arresti domiciliari perché ha continuato a reiterare il reato e ha manifestato di “possedere una capacità criminale spiccata e di non temere in alcun modo le conseguenze delle condotte poste in essere”. Di Vita, che era a conoscenza dell’inchiesta, quando ha visto i poliziotti non si è per niente sorpreso.

”Il vero volontariato è quello prestato a titolo gratuito, non quello pagato a 10 euro l’ora che trae maggiore retribuzione dall’incremento degli interventi. Il ministero dell’Interno arruola pompieri volontari e li paga con la stessa retribuzione oraria dei vigili del fuoco di ruolo. E’ una assurdità che come sindacato denunciamo da anni e che doveva essere modificata quest’anno nell’ambito dei decreti attuativi della legge Madia ma evidentemente il ministero guidato da Minniti non ne ha avuto il coraggio e a luglio il legislatore ha confermato le prestazioni retribuite dei volontari dei vigili del fuoco. Serve invece una riforma urgente del settore che annulli immediatamente il pericoloso connubio più interventi uguale maggior guadagno”. Lo affermai Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, uno dei maggiori sindacati dei Vigili del Fuoco, che ha commentato l’indagine di Ragusa.​ ”La politica – aggiunge Brizzi – ha le sue responsabilità, ha creato un sistema che si presta a questi rischi, determinato anche dal tentativo di sopperire con il volontariato ai tagli alle assunzioni di personale effettivo causate dai tagli alla spesa pubblica dell’ultimo decennio. Abbiamo cosi volontari retribuiti come il personale effettivo ma solo per il tempo degli interventi e con compiti sostitutivi del personale di ruolo invece che con compiti di ausilio, quindi fuori dalla possibilità di controllo immediato da parte dello Stato. Oggi mancano 3.314 pompieri di ruolo dai 32 mila previsti per i compiti ordinari di soccorso pubblico e mancano altri 2.000 pompieri di ruolo per la lotta agli incendi boschivi ereditata dalla soppressione del Corpo forestale dello stato. Ci manca pure un sistema che si presta ad aumentare il numero degli incendi per guadagnare di più. Il premier Gentiloni dovrebbe riflettere”. ”Se colpevoli devono essere radiati immediatamente dal corpo dei vigili del fuoco”, ha aggiunto Giuseppe Musarra, segretario Conapo per la Sicilia.

“Chiediamo che vengano comminate pene esemplari. L’indagine della Squadra mobile di Ragusa con l’arresto di Davide Di Vita ci lascia sgomenti”. Lo afferma Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia. “Un disegno criminoso organizzato scientemente da volontari dei Vigili del Fuoco, per soli dieci euro in più di indennità, non è solo sconfortante ma ci dimostra – prosegue – ancora una volta quanto l’ambiente ed il territorio, e la vita stessa dell’uomo, siano meno di zero per questi delinquenti. Appiccare il fuoco è un business che occorre contrastare. Annunciamo la costituzione di parte civile nel processo che si aprirà a carico dei responsabili di questi disastri ambientali perpetrati negli anni nel territorio di Ragusa da questi criminali”.