Ragusa, operai costretti a vivere tra topi ed escrementi: arrestato imprenditore

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Pochi euro l’ora, nessun contratto di lavoro né giorni di riposo, costretti a vivere tra ratti e insetti in abitazioni fatiscenti con fogne a cielo aperto. E’ quanto hanno scoperto gli agenti della Squadra mobile di Ragusa e del commissariato di Vittoria che hanno arrestato un imprenditore agricolo albanese per sfruttamento di sei suoi connazionali.

Le manette sono scattate ai polsi di Auglent Lalollari, 33 anni, mentre il padre dell’uomo è stato denunciato. L’albanese è indagato anche per furto aggravato di energia elettrica, ricettazione e impiego di operai irregolari sul territorio nazionale.

Ieri mattina i poliziotti insieme a personale dell’Inps, dell’Ispettorato territoriale del lavoro, dell’Asp di Ragusa, dello Spresal (Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) hanno effettuato un controllo nell’azienda agricola dell’arrestato, trovando diversi operai intenti a lavorare. Sin dai primi accertamenti è emerso che i lavoratori di origine albanese erano tutti irregolari sul territorio nazionale.

I controlli sono poi stati estesi alle serre in un terreno di 60.000 metri quadrati e ai magazzini, alcuni dei quali trasformati in abitazioni per gli operai.

Tra i braccianti agricoli c’era anche una donna incinta che raccoglieva melanzane all’interno di una serra con oltre 40 gradi e condotta in commissariato è stata colta da malore. “Gli operai venivano pagati pochi euro l’ora – spiegano gli investigatori -, non hanno mai avuto un contratto di lavoro, non hanno mai effettuato una visita medica di controllo, non sono mai stati informati sui rischi dell’utilizzo di fitofarmaci, non hanno mai avuto diritto alle ferie o al giorno di riposo, non sono mai stati dotati di dispositivi di protezione individuale. Tutti lavoravano almeno 8 ore al giorno e venivano pagati solo quando c’era attività”.