Rapinatori scatenati nel Messinese, la Polizia blocca banda di siciliani e romeni

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Rapinatori scatenati nel Messinese, la Polizia blocca banda di siciliani e romeni con l’Operazione “Linea d’addio”. La Polizia di Stato ha arrestato una pericolosa gang di criminali dediti alle rapine risolvendo anche il giallo dei coniugi sequestrati in casa lo scorso ottobre ad Ucria, nel Messinese. Sono stati arrestati gli autori della rapina ai danni della coppia.

I poliziotti del commissariato di Patti, coadiuvati dai colleghi delle Squadre mobili di Messina, Palermo e dei commissariati di Capo d’Orlando, Termini Imerese e Partinico, hanno eseguito all’alba la misura cautelare emessa dal Gip Andrea La Spada, su richiesta del sostituto procuratore Giorgia Orlando, con la quale risultano chiare le responsabilità di nove persone.

Cinque sono gli esponenti della banda ad essere stati raggiunti da misura cautelare in carcere: Robert Costantin Aioani, 22 anni, nato in Romania; Iulian Georgian Hatos, 23 anni, nato in Romania; Antonino La Bua, 28 anni, di Termini Imerese; Gianluca Terrana, 31 anni, di Termini Imerese, ritenuto il capo della banda, nella foto); un minorenne di nazionalità romena, indicato dai complici come “spiderman”, per la sua agilità. Due le persone sottoposte agli arresti domiciliari: Giuseppe Augetto, 30 anni, di Termini Imerese; Francesco Lamia, 29 anni, di Termini Imerese; Due le persone sottoposte all’obbligo di dimora, considerati i basisti: Franco Galati Rando, 48 anni, residente a Tortorici; Angelo Incardona, 40 anni, di Campofelice di Roccella.

Un piano ordito nei minimi dettagli, un’azione criminosa spietata e brutale che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso i nove malviventi non hanno esitato a mettere in atto nei confronti di una coppia di orlandini, in vacanza nella loro casa di campagna, tra Ucria e Floresta. Incappucciati e armati di coltello e mannaia hanno sorpreso nel sonno marito e moglie, derubandoli di tutto ciò che di valore i due possedevano in casa, compresi i gioielli che avevano addosso.

Si sono poi fatti consegnare le chiavi di casa dell’abitazione di Capo d’Orlando estorcendo loro i dettagli necessari per trovare e aprire la cassaforte. E mentre una parte della banda raggiungeva Capo d’Orlando e svuotava il secondo appartamento, i compari sequestravano in casa loro le vittime. Se ne sono andati solo dopo lunghe ore di terrore, portando via telefonini e persino l’auto di famiglia.

L‘allarme è scattato quando i due malcapitati, in stato di choc per quanto subito, sono riusciti a raggiungere il centro di Ucria. Immediate le indagini della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Patti. Gli investigatori sono partiti dal traffico veicolare su strade ed autostrade e dall’analisi delle immagini di decine di sistemi di videosorveglianza installati nei vari comuni presumibilmente attraversati dai banditi. 

Si è poi passati allo studio del voluminoso traffico telefonico agganciato nella notte del delitto dalle celle dei gestori telefonici sul territorio di decine di comuni e, infine, all’intercettazione delle conversazioni registrate su alcune utenze sospette. I primi risultati hanno permesso di concentrarsi sulla figura del basista, identificato in un noto pregiudicato tortoriciano e sull’ipotesi investigativa che la rapina di Ucria rientrasse in una serie di fatti delittuosi della stessa specie, ascrivibili ad una cerchia di professionisti del crimine.

I fatti di Ucria riconducevano infatti ad una banda costituita da uomini del palermitano e cittadini rumeni, operante nella provincia del capoluogo siciliano, ma abituata a frequenti incursioni anche in quelle limitrofe e segnatamente in quella messinese, avvalendosi di una rete di fonti che selezionavano gli obiettivi sul territorio e mettevano a disposizione dei complici le informazioni utili, a fronte di una quota di partecipazione agli utili dei successivi raid criminali.

Attività dissimulate, nelle conversazioni captate col ricorso a metafore calcistiche: “Belle partite da giocare”, “Un intero campionato bellissimo”, che, nei concitati momenti dell’esecuzione materiale dei colpi, cedevano il passo ad un più operativo gergo militare: “Operazione Linea d’Addio è incominciata, già è aperta!”; Stiamo iniziando l’intervento, già l’hanno cominciato ad aprire, già è a posto, aperta!”.

Un gruppo pericoloso, quindi, perfettamente organizzato e autore di molti altri furti in abitazioni, per lo più ville isolate, tentati o consumati, tra i quali quello avvenuto nella prima mattinata del 14 novembre 2016 a Sant’Agata Militello: nella circostanza, peraltro, alcuni componenti della banda, sorpresi dai sistemi di allarme e dal successivo intervento della polizia, erano stati costretti a darsi ad una rocambolesca fuga ed a nascondersi in casolari di campagna prima di essere recuperati da complici arrivati appositamente da Palermo con un borsone di abiti puliti necessari per eludere i controlli delle forze di polizia.

Tra le conversazioni intercettate dagli investigatori, alcune indicavano l’intento di componenti della banda (in particolare un romeno) di reperire tute bianche del tipo da imbianchino nonché parrucche e maschere da clown, destinate esplicitamente ad essere indossate in azioni criminali. Indicative della circostanza, del resto, le stesse immagini che campeggiavano sui profili facebook degli indagati in concomitanza con le stesse conversazioni telefoniche. Durante le perquisizioni domiciliari effettuate stamani dai poliziotti sono state trovate una pistola calibro 6,35, due pistole giocattolo e la somma di 3.000 euro. (AGI)