Rarissimo esemplare di avvoltoio capovaccaio ucciso nel Trapanese, era “monitorato”

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Un rarissimo avvoltoio capovaccaio è stato ucciso in Sicilia, a circa 10 km. a nord-ovest di Mazara del Vallo, nel trapanese, dai pallini di un bracconiere: gli accertamenti radiografici dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo hanno individuato ben sette pallini di piombo distribuiti nel suo corpo. Si trattava di un esemplare liberato nell’ambito del progetto Life Egyptian vulture, gestito dal Cerm, che punta alla conservazione del capovaccaio e attuato in Italia e nelle Isole Canarie con il cofinanziamento dell’Unione Europea.

Lo annuncia il Wwf, spiegando che l’animale, “faceva parte di una coppia (Clara e Bianca i loro nomi) che aveva raggiunto la Sicilia percorrendo circa 800 chilometri per proseguire la migrazione verso l’Africa sub-sahariana. I loro movimenti erano monitorati grazie da un trasmettitore GPS/GSM. L’uccisione di Clara rappresenta un gravissimo crimine di natura che colpisce una specie ormai rarissima e vanifica gli sforzi (e le relative risorse anche economiche) di Unione europea e Ministero dell’Ambiente per consentirne la sopravvivenza. La Regione – aggiunge il Wwf – ha emanato un calendario venatorio inaccettabile, che abolisce limitazioni e concede ai cacciatori di sparare con meno vincoli e per una stagione più lunga.

Nemmeno le specie super protette come i rapaci più rari (impossibili da confondere con specie cacciabili) si salvano. Non è stato rispettato nemmeno l’autorevole parere scientifico di Ispra (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale), che aveva fortemente criticato la Regione sull’eccessiva estensione di specie e periodi di caccia, chiedendo di limitare l’attività venatoria. Grazie anche all’indebolimento dei controlli, in Sicilia caccia e bracconaggio sono fuori controllo: i 30mila cacciatori regionali hanno la quasi certezza di non incappare in nessun controllo. Uniche eccezioni sono la Polizia provinciale di Ragusa e le Guardie volontarie Wwf”.

Il capovaccaio (Neophron percnopterus) è un piccolo avvoltoio a rischio estinzione in Italia, dove nidificano poco più di una decina di coppie concentrate in Basilicata e Sicilia, per questo spiegano al Centro rapaci minacciati (Cerm) “da anni si cerca di sostenere questa popolazione minacciata liberando giovani individui nati in cattività”. E proprio il Cerm e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ad agosto avevano liberato nel Parco Naturale della Murgia Materana due femmine di capovaccaio nate in cattività, Bianca e Clara.

Al  Cerm spiegano ancora che “partite entrambe il 3 settembre dall’area di rilascio per la migrazione verso l’Africa sub-sahariana, le due giovani sono giunte speditamente nella Sicilia occidentale e da lì avrebbero dovuto “saltare” in Tunisia e proseguire il viaggio verso sud. Invece, il 9 settembre il colpo di fucile di un “bracconiere” ha stroncato la vita di Clara. Quel colpo di fucile ha procurato a Clara due giorni di sofferenza e la morte. Ha anche impedito che Clara potesse rappresentare una speranza in più per la popolazione di capovaccaio italiana perché quel piccolo avvoltoio, abbattuto da un delinquente a pochi mesi dalla nascita, non potrà fare ritorno in Italia, trovare un compagno e contribuire alla perpetuazione della propria specie”.

La carcassa del rapace era stata trovata l’11 settembre dai Carabinieri del Servizio Cites della Sicilia, attivati dal Raggruppamento Carabinieri Cites di Roma su segnalazione del Cerm. Il ritrovamento è stato possibile solo perché Clara era equipaggiata con un dispositivo di monitoraggio che consentiva di seguirne costantemente gli spostamenti e conoscerne la precisa localizzazione.

La giovane capovaccaio era nata il 25 maggio 2018 al Centro Rapaci Minacciati di Rocchette di Fazio (Grosseto) e Clara era stata liberata il 16 agosto insieme alla sorella Bianca a poca distanza da Matera, grazie a una lunga e complessa operazione iniziata a fine di luglio che aveva previsto anche un periodo di ambientamento di 6 giorni in una apposita cassa-nido installata nella Murgia. Personale del Cerm, di Ispra e da numerosi volontari che hanno collaborato alla riuscita del rilascio. Investimenti, lavoro, speranze e vite stroncate dal fucile criminale di un bracconiere che poi ha lasciato un magnifico animale abbandonato come fosse spazzatura.