Rassegna Ustica, Mucedola: “Milioni di frammenti di plastica nel Mediterraneo”

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“Il Mediterraneo non sta bene perché ha una media di 1,25 milioni di frammenti di plastica a chilometro quadrato, contro i 335 mila del Pacifico”. Lo ha detto l’ammiraglio Andrea Mucedola nel corso di un incontro, nell’ambito della 59esima Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee, con alcuni studenti e operatori del settore.

“La distribuzione delle microplastiche – ha aggiunto Andrea Mucedola – non è omogenea. Il punto peggiore, secondo uno studio dell’Ismar che ha raccolto dati negli ultimi tre anni, è nel tratto compreso tra la Corsica e la Toscana (10 chili di microplastiche per ogni chilometro quadrato). In acqua sono stati “pescati” inquinanti di tutti i tipi: polipropilene, poliammidi, vernici. E anche biopolimeri, teoricamente biodegradabili. A peggiorare la situazione – ha concluso Mucedola – c’è il fatto che il Mediterraneo è un mare chiuso: una particella potrebbe avere un tempo di permanenza pari a mille anni, avendo così tutto il tempo di incrementare la sua carica tossica ed essere ingerita dagli animali, entrando poi nel nostro ciclo alimentare”.

Sempre nell’ambito del programma della Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee, è stato presentato, al Centro Accoglienza dell’Area marina protetta (AMP) Isola di Ustica, il “Progetto Jemanjá, una foto per domani” di Achille Zaoner, Renato Mancuso, Luana Jungman e Roberta Messina. Il “Progetto Jemanjá”, è promosso dall’impresa italo-brasiliana “Aza Dive” specializzata nella robotica subacquea ed ha come obiettivo primario la creazione di un “data bank” fotografico delle innumerevoli specie ittiche dei santuari marini italiani e mondiali.

Secondo alcuni studi, l’aumento di temperatura globale e il maggior tasso di CO2 disciolto nell’acqua marina, sta concorrendo ad una maggiore “acidificazione” dell’ambiente marino, come testimonia la degradazione di tante barriere coralline dell’oceano pacifico. Per controllare questi parametri, secondo i promotori del “Progetto Jemanjá”, è fondamentale la creazione di una banca dati dei luoghi scelti per campionatura, allo scopo di fare il monitoraggio delle specie marine, anche per avere delle basi reali del possibile effettivo cambiamento.

In Brasile, il “Progetto Jemanjá”, è portato avanti anche dal biologo marino Ricardo Gomes, il famoso biologo che durante le olimpiadi a Rio, si presentò al pubblico mostrando l’incredibile varietà e ricchezza di vita del fondo marino della Bahia di Guanabara a Rio de Janeiro.