Relitto Seconda Guerra Mondiale nel Canale di Sicilia, si è concluso il monitoraggio

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Concluse le operazioni di monitoraggio del relitto della nave da sbarco Hms Lst-429 nel Canale di Sicilia, la cui presenza era già nota alla Soprintendenza del Mare fin dal 2007.

Il team di studi è composto dal centro subacqueo Blue Dolphins di Lampedusa, guidato da Alessandro Turri, e del centro subacqueo Ecosfera di Messina, guidato da Domenico Majolino. Nel corso dei sopralluoghi è stato realizzato del materiale video-fotografico utile per la concreta identificazione del relitto e per la valutazione delle condizioni dello stesso.

Tutto il materiale è stato consegnato alla Soprintendenza del Mare nell’ambito di una collaborazione per la preservazione e divulgazione dei beni storici-culturali presenti nelle acque che furono teatro dei violenti scontri durante la seconda guerra mondiale. La nave da sbarco fu realizzata per la Marina americana presso i cantieri Bethlehem-Fairfield Shipyard Inc. di Baltimora nel 1942.

Fu varata l’11 gennaio 1943 e non entrò mai in servizio per gli Stati Uniti in quanto subito trasferita alla Royal Navy Britannica. Il 3 Luglio 1943 affondò nelle acque internazionali del Canale di Sicilia, a causa di un incendio di causa imprecisata.

Il relitto giace su un fondale di circa 38 metri, avvolto da reti da pesca, e spezzato in due tronconi. Il troncone di poppa si trova in assetto di navigazione; le due eliche e i due timoni, caratteristici dei mezzi da sbarco, si sono mantenute integre così come la torretta. Alle spalle del ponte di comando sono ben visibili le due difese, ricoperte da fitte concrezioni biologiche.

Il troncone prodiero giace parallelo a quello di poppa, capovolto, con la prua rivolta verso le eliche. All’interno sono identificabili i mezzi gommati parte del carico. Per il soprintendente Sebastiano Tusa il monitoraggio del relitto della nave da sbarco della Seconda guerra mondiale nel Canale di Sicilia, “dimostra ancora una volta la giustezza della scelta di questa Soprintendenza nel cercare un rapporto di collaborazione con le associazioni e le istituzioni private. Crediamo che essi rappresentano una grande risorsa per la ricerca, la conoscenza e la salvaguardia dei nostri beni culturali sommersi e un lavoro comune, nel rispetto dei reciproci ruoli, non può che rappresentare la via maestra per il futuro. Il nostro mare è uno straordinario forziere che ospita un patrimonio che va dalla preistoria fino ai nostri giorni e da solo l’ente pubblico, anche per le scarse disponibilità economiche, non può affrontare: è quindi necessario e irrinunciabile attivare sinergie con altre realtà”.