Riccardo Nuti e le firme false del M5S, avevamo ragione noi

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Sulla vicenda di Riccardo Nuti e le firme false del M5S avevamo ragione noi. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Walter Turturici, ha archiviato la denuncia per diffamazione presentata dall’ex deputato grillino nei confronti del professore Vincenzo Pintagro, difeso dall’avvocato Nino Caleca, del direttore editoriale del sitodisicilia Giampiero Cannella e del direttore responsabile Roberto Ginex difesi dall’avvocato Massimo Motisi.

La denuncia dell’ex parlamentare nazionale pentastellato era stata presentata a seguito della nostra pubblicazione di una nostra intervista a Vincenzo Pintagro, noto attivista storico del M5S e grande accusatore di Riccardo Nuti.

Nella lunga ed articolata intervista, Pintagro ricostruiva la vicenda che ha portato allo scandalo delle firme taroccate in occasione delle elezioni comunali del 2013 a Palermo e accusava Nuti di una gestione politica spregiudicata del movimento.

Quelle firme sono state falsificale, come nello stile dei cerchio magico di Riccardo Nuti – era la frase incriminata pronunciata da Pintagro e da noi riportata nell’intervista.

Il grande accusatore dell’allora deputato grillino nel corso del suo colloquio con noi affermava: “Traspare chiaramente la volontà di Nuti di monopolizzare la gestione del movimento a Palermo“. E ancora: “Nuti non ammette confronto, si è circondato di una corte di improvvisatori e opportunisti senza scrupoli“.

Si trattava, come evidente e come ravvisato dal Gip, di valutazioni relative alla condotta politica e non alla condotta personale e come tali non avevano l’intento diffamatorio di ledere la reputazione dell’ex deputato nazionale pentastellato.

Si osserva – scrive il giudice Turturici nella sua ordinanza di archiviazione – che dalla integrale ricognizione dell’articolo non emerge alcun riferimento a Nuti Riccardo come soggetto dedito abitualmente alla realizzazione di condotte delittuose, apparendo le valutazioni ed i giudizi critici del Pintagro, pur aspri, sempre ed esclusivamente espressivi di una contrapposizione da ricondurre all’agone politico“.

Il magistrato ha quindi richiamato nel suo dispositivo la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo (sez. 2, sentenza del 27 novembre 2012, Ivlengi v. Turkey), che distingue tra “giudizi di fatto” e di “valore“, laddove “mentre l’esistenza del fatto può essere soggetta a prova, il giudizio dì valore non può esserlo, poiché la richiesta di dimostrare la verità di un giudizio di valore determina un evidente effetto dissuasivo sulla libertà di informare“.

La decisione del Tribunale di Palermo alla fine ha dato ragione a noi. Non abbiamo mai avuto alcun intento diffamatorio nei confronti di Nuti, ne la volontà di colpire una parte politica alla quale, semmai abbiamo dato correttamente voce in ossequio al diritto/dovere di cronaca. Ci siamo preoccupati di trattare la notizia in modo da far conoscere ai lettori le tante e differenti anime che si muovono all’interno del Movimento 5 Stelle. Abbiamo riportato fedelmente un fatto politico avvenuto a Palermo, ma di grande rilevanza nazionale i cui sviluppi sono ancora in corso.

Riccardo Nuti, per la vicenda delle firme false alle elezioni comunali del 2013, è stato rinviato a giudizio insieme ad altri quattordici esponenti del M5S. Ma questa è un’altra storia.