Ricordato a Palermo il sacrificio di Carlo Alberto Dalla Chiesa

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carlo alberto dalla chiesa

Carlo Alberto Dalla Chiesa ricordato questa mattina a Palermo. La cerimonia si è svolta in via Isidoro Carini, luogo dove il 3 settembre di 36 anni fa il prefetto fu ucciso insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente Domenico Russo.

Alla commemorazione del generale dei carabinieri, il figlio Nando e, tra gli altri, il prefetto Antonella De Miro, i sottosegretari all’Interno Luigi Gaetti e Stefano Candiani, il sindaco Leoluca Orlando, il procuratore generale Roberto Scarpinato, il procuratore Francesco Lo Voi, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri, i rappresentanti delle altre forze dell’ordine, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e l’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla.

Le note del silenzio hanno risuonato davanti al lapide che ricorda l’eccidio e laddove poco dopo il fatto di sangue una mano ignota scrisse: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”.

“La mafia – ha detto Candiani – non è una questione siciliana, ma che riguarda tutto il Paese. I suoi interessi si sono ramificati ovunque e dobbiamo colpirli. Dobbiamo essere molto determinati nel rispettare la memoria di chi ha perso la vita in questa lotta, andando a colpire la mafia, laddove si annidano gli interessi più forti”.

E anche sulla cattura dei latitanti come Matteo Messina Denaro, ricercato dal 1993, “la determinazione delle forze dell’ordine, del governo, di tutti i governi, è totale: nessun passo indietro”.

Sui testimoni di giustizia, da parte sua il sottosegretario Gaetti ha assicurato che “ci saranno novità importanti; nel febbraio è stata promulgata la legge, adesso dobbiamo scrivere sei decreti attuativi. C’è un cambio di passo: se nel passato, a esempio, si cercava di spostare i testimoni dalla loro residenza, adesso si cerca di lasciarli sul posto, di dargli un lavoro, e quindi ci sarà una maggiore attenzione. Ne ho sentito alcuni in queste settimane per capire le loro esigenze, perché la frase ‘lo Stato ci ha lasciati soli’, non la vorrei più sentire”.

Massimo impegno anche sull’antiracket: “Si tratta di aggiornare una legge che presenta alcune criticità, come i tempi delle denunce; l’impegno è di riprendere subito un percorso che è già avanti. Nei prossimi mesi conto di portare a casa questo provvedimento”.