Santa Rosalia, Corrado Lorefice chiude i festeggiamenti citando Berlinguer e Moro

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festino di santa rosalia

Festino di Santa Rosalia, il vescovo di Palermo Corrado Lorefice cita Berlinguer e Moro nel suo saluto a conclusione dei festeggiamenti per la Santa Patrona.  “Care Palermitane, Cari Palermitani, siamo di nuovo qui in piazza, stasera, attorno a Rosalia, in un anno e in un tempo segnati dall’inquietudine e dall’emergenza” – ha iniziato il suo saluto a piazza Marina il vescovo -. Anche noi arriviamo qui stasera provati, portandoci nel cuore un senso di oppressione per le vicende della nostra terra, dell’Italia, del mondo tutto”.

Tutto “politico” l’intervento di Lorefice che ha toccato i temi dell’attualità. “La catastrofe contemporanea non è quella di un’epidemia contagiosa ma di un diluvio opprimente, che sommerge e affoga – ha detto -: il diluvio della costruzione da parte dell’uomo di un sistema economico planetario che schiaccia i poveri e ferisce la natura; [il diluvio] di un gioco di relazioni segnate dalla separatezza, dalla diffidenza, dall’esclusione del diverso, dell’altro, comunque lo si voglia configurare; [il diluvio] di una Chiesa che fatica a sintonizzarsi sulla linea d’onda del Vangelo, trasmessa dal Santo Padre e contrastata da messaggi e comportamenti divisivi e aspramente aggressivi. Di fronte a tutto questo noi – tutti noi, presenti in questa piazza – siamo rimandati all’icona di una ragazza, – Rosalia de’ Sinibaldi -, che durante la sua vita ebbe il coraggio di opporsi a convenzioni e a interessi di classe; ebbe la forza di rimanere fedele a sé stessa e di farsi carico di scelte difficili, in nome di una responsabilità personale accettata sino in fondo”.

Poi Corrado Lorefice ha ricordato il leader del Pci, Enrico Berlinguer. “Quarant’anni fa – ha proseguito dal palco – moriva Enrico Berlinguer, che soprattutto negli ultimi anni della sua testimonianza politica aveva intuito la centralità della responsabilità etica e la necessità di un rinnovamento linguistico della politica. Egli diceva che ‘la questione morale […] è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, l’effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico’. E da dirigente e da uomo delle istituzioni si sottraeva sdegnosamente alla politica delle invettive e degli insulti… Quanto avremmo bisogno nella nostra nazione e nella nostra città di donne e di uomini che sentano la politica così! – Ha sottolineato l’arcivescovo di Palermo -. Se la barbarie sembra dietro l’angolo – ha aggiunto Lorefice -, l’arca custodisce le possibilità di un equilibrio diverso, aiutandoci a vedere la potenza nascosta del cambiamento che passa attraverso la concretezza delle esistenze e prepara un orizzonte nuovo. Lo stesso orizzonte intuito più di quarant’anni fa da Aldo Moro, non per nulla compagno di cammino con Berlinguer di un’idea di cambiamento profondo dell’Italia messa allora momentaneamente a tacere dalle pallottole delle Brigate Rosse”.
Poi Lorefice ha proseguito il suo intervento dalla forte connotazione politica citando Aldo Moro. “Diceva Moro: ‘Tempi nuovi si annunciano e avanzano in fretta come non mai. Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e d’insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze all’intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi a un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità. […] Nel profondo, è una nuova umanità che vuole farsi, è il moto irresistibile della storia. Di contro a sconcertanti e, forse, transitorie esperienze c’è quello che solo vale e al quale bisogna inchinarsi, un modo nuovo di essere nella condizione umana” – ha concluso Lorefice, esortando a muoversi sul loro insegnamento.