Seminario dell’Uncat sul Cura Italia: “Misure del governo insufficienti”

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Seminario organizzato dall’Uncat dal titolo: “Le disposizioni fiscali del decreto Cura Italia, prime interpretazioni”. Centosettantacinque professionisti, tra legali, commercialisti e consulenti del lavoro, hanno partecipato, ovviamente in video conferenza all’incontro promosso dagli avvocati tributaristi dalle Camera di Agrigento, Catania e Palermo con il patrocinio dell’Unione Ordini Forensi della Sicilia.

L’introduzione dell’incontro è stata affidata ad Antonio Damascelli, presidente dell’Uncat a Michele Di Fiore, Renato Torrisi e Giuseppe Di Stefano. Le relazioni sono state tenute da Daniele Vitello, Giuseppe Sapienza  e Giuseppe Giamportone.

Angelo Cuva, tesoriere dell’Uncat e  docente di Diritto tributario presso l’Università di Palermo ha moderato l’incontro. “In termini generali e relativi agli effetti economici, dobbiamo osservare che le misure fiscali contenute nel decreto cura e nel successivo decreto ‘liquidità’ risultano assolutamente inadeguate – ha detto Cuva -. Si rileva una continuità negativa dei due decreti; infatti gli appelli  lanciati per l’adozione di provvedimenti più incisivi ed idonei a fronteggiare sotto tale profilo la epocale emergenza sanitaria  non sono stati raccolti. Sembra – ha proseguito il tributarista – che non si voglia comprendere che i disastrosi  effetti economici della pandemia debbano essere comparati non tanto a quelli dei più recenti sismi ma a quelli degli eventi bellici che hanno devastato l’intera nazione”.

Secondo l’Uncat, il blocco generalizzato delle attività economiche non può essere affrontato con anodine sospensioni di due mesi degli obblighi tributari (con la ripresa a giugno dei pagamenti), ma  necessita, “di una generale  sospensione degli adempimenti tributari da parte dei cittadini contribuenti che copra un periodo molto più lungo ( almeno sei mesi, ulteriormente prorogabili) e di una, eventuale successiva riduzione ( e rateizzazione) dei tributi sospesi”. Questo, affermano i professionisti, per consentire alle attività produttive – sostenute da strumenti di finanziamento straordinari – di rimanere in vita e riprendere solo successivamente a contribuire alle spese pubbliche sulla base di una ricostituita capacità  contributiva attualmente insistente  e,  in ogni caso, fortemente compromessa.

Per quanto riguarda la tecnica normativa, gli avvocati tributaristi fanno notare che “le disposizioni fiscali appaiono poco chiare, asistematiche determinando di conseguenza notevoli problemi interpretativi ed applicativi. Siamo ancora una volta in presenza  di una ipernomia legislativa – affermano – una legislazione a getto continuo che appare particolarmente inadeguata in un periodo emergenziale nel quale, invece, sono necessarie norme chiare, puntuali e di facile interpretazione e non foriere di perplessità”.