Sequestrata ad Antonio Ingroia anche la casa di campagna a Calatafimi. La sua replica

0
661

La Guardia di Finanza ha sequestrato una casa di campagna dell’ex pm di Palermo Antonio Ingroia, indagato per peculato. Il sequestro preventivo è stato disposto dal gip Marcella Ferrara, che ha accolto la richiesta dei pm Sergio Demontis, Pierangelo Padova e Enrico Bologna. Antonio Ingroia è indagato per peculato in relazione alla sua attività di commissario liquidatore di Sicilia e-Servizi.

Nei giorni scorsi il gip, su richiesta della Procura, aveva disposto il sequestro preventivo per equivalente di 151mila euro dell’ex magistrato. La decisione di disporre il sequestro dell’immobile, che si trova a Calatafimi, nel Trapanese, nasce dal fatto che il denaro presente sui conti correnti dell’indagato non sarebbe sufficiente a “coprire” la totalità della somma sequestrata dal gip. Il provvedimento determina l’impossibilità di vendere la casa finita al centro di una serie di polemiche per la ristrutturazione. Una è quella sulle cosiddette talpe in Procura, in cui fu coinvolto e condannato un maresciallo della Finanza che collaborava con Ingroia, Pippo Ciuro.

Stando alle intercettazioni, sarebbe emerso che i lavori furono svolti dalle imprese di Michele Aiello, condannato per mafia e a cui Ciuro era considerato molto vicino: sarebbe stato proprio il sottufficiale a presentare il manager della sanità privata e l’allora sostituto procuratore. Ingroia presentò comunque le fatture, dimostrando di avere pagato tutti i lavori e negando di sapere che Aiello fosse un fiancheggiatore di Provenzano. Per un altro verso un’interpretazione di un pizzino ricollegò a quella stessa villa un progetto di attentato che sarebbe stato ideato dell’allora latitante di Altofonte (Palermo) Mimmo Raccuglia, ai danni proprio del procuratore aggiunto di Palermo. Tesi che però non ha mai trovato alcun riscontro concreto, data la genericità di quanto scritto dal boss, che si nascondeva proprio nella zona di Calatafimi.

Due gli episodi contestati a Antonio Ingroia. Nominato nel 2013 dal governo Crocetta liquidatore della Sicilia e-Servizi s.p.a., società in house della Regione si è liquidato, in conflitto d’interesse e senza passare per una specifica valutazione dell’assemblea dei soci, una indennità di risultato di 117mila euro. Per gli inquirenti si tratterebbe di una somma indebita perché la legge stabilisce che l’indennità non possa superare il doppio del compenso onnicomprensivo attribuito pari, per Ingroia a 50.000 euro l’anno.

Nel 2013 l’ex pm ha lavorato a Sicilia e Servizi solo tre mesi, percependo uno stipendio limitato a quel periodo. L’indennità dunque sarebbe del tutto sproporzionata. E, secondo gli investigatori avrebbe di fatto, determinato un abbattimento dell’utile di esercizio da 150.000 euro a 33.000 euro. Ingroia, che ora esercita la professione di avvocato e vive a Roma, si sarebbe, inoltre, indebitamente appropriato di ulteriori 34.000 euro, a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015, in occasione delle trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore, nonostante la normativa nazionale e regionale, chiarita da una circolare dell’Assessorato regionale dell’Economia, consentisse agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede l’esclusivo rimborso delle spese di viaggio. L’ex pm aveva adottato un regolamento interno alla società che consentiva l’ulteriore indebito rimborso.

“Ho appreso ancora una volta dalla stampa del sequestro della casa di campagna. Se la notizia è vera chiedo immediatamente alla procura di Palermo il dissequestro dei miei conti correnti, quello mio personale e quello dello studio. Per quella abitazione avevo ricevuto una proposta di acquisto per un milione di euro. Immobile che non venderò mai al quale sono affezionato, visto che si tratta della terra e abitazione della mia famiglia. Se non saranno dissequestrati i conti correnti è evidente che c’è un accanimento nei confronti del mio lavoro, dei miei assistiti perché il rischio concreto e che io non possa più lavorare”. Lo dice l’avvocato Antonio Ingroia commentando la notizia del sequestro della casa di campagna a Calatafimi, da parte della Guardia di Finanza.

In un video pubblicato sul suo profilo You tube, prima del provvedimento di sequestro della villa e riferendosi al precedente sequestro Ingroia dice: ”Stavo andando a Reggio Calabria quando mi è stato notificato il decreto di sequestro. Sono venuti due sottufficiali della Finanza trafelati in aeroporto come se stesse scappando il latitante di mafia. Quanto meno una caduta di stile per non dire peggio. Mi sorprende. Noto una singolare tempistica”.

”Siamo alla vigilia della sentenza del processo sulla trattativa Stato-Mafia – aggiunge Antonio Ingroia – ed è noto che io sono stato il pm padre di quella indagine e certamente non fa bene all’immagine di quel processo che colui che ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti quegli imputati si ritrovi con un provvedimento cautelare. Non è un caso che abbiano festeggiato gli imputati di quel processo e i loro sponsor in ambienti politici, istituzionali e giornalistici. Io ho rispettato sempre la legge. Anzi ho messo in condizione la procura di punire chi la legge non l’ha rispettata. Non è successo nulla sulle tante vicende e magagne che ci sono state nella società, che poi ho amministrato, e che ho denunciato”. (ANSA/AGI)