Sfruttamento della prostituzione, tre arresti nel palermitano

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sfruttamento della prostituzione per Vincenzo Scaccia

Sfruttamento della prostituzione nel palermitano, tre arresti effettuati dai carabinieri della Compagnia di Termini Imerese. Le indagini, avviate nel mese di febbraio del 2015 con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di fare luce su un fiorente giro di prostituzione nei comuni di Cerda, Montemaggiore Belsito e Trabia.

Ad essere coinvolte alcune donne di nazionalità italiana e dell’est europeo. Agli arresti domiciliari, con il braccialetto elettronico, è finito Vincenzo Scaccia, 65 anni, (nella foto) residente a Montemaggiore Belsito. L’uomo avrebbe favorito la prostituzione di una ragazza di nazionalità rumena e di una donna del luogo, procurando i clienti, individuando i luoghi in cui effettuare gli incontri ed, in ultimo, partecipando ai guadagni. L’indagato è anche accusato di detenzione abusiva di una pistola, che avrebbe mostrato ad una delle due prostitute, facendole anche esplodere un colpo in aria. L’arma è stata trovata presso la sua abitazione, insieme a munizioni calibro 38 special.

Invece, è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, Domenico Runfola, 51 anni, residente anche lui a Montemaggiore Belsito. L’uomo, operando a stretto contatto con Scaccia, avrebbe favorito e sfruttato l’attività di prostituzione di due donne del luogo, accompagnandole agli incontri con i clienti che contattava, organizzandone la trasferta presso la sua “base logistica”.

Gli incontri avvenivano in varie località, tra cui le abitazioni dei clienti nonché presso alcuni alberghi del comprensorio madonita. Infine, Giovanna G., 32 anni, residente a San Nicola L’Arena, frazione di Trabia, è stata raggiunta dalla misura cautelare del divieto di dimora. La donna, secondo quanto accertato dagli investigatori, avrebbe svolto attività di prostituzione presso un “centro massaggi” da lei gestito nel Comune del palermitano.

La 32enne, che aveva creato un profilo Facebook per pubblicizzare il centro massaggi, avrebbe consentito ad altre ragazze di prostituirsi con i diversi clienti, percependo parte del compenso. In tale quadro, l’indagata avrebbe anche costretto un cliente a versarle la somma di 700 euro, minacciando di riferire alla moglie della loro relazione e prospettandogli falsamente che fosse rimasta incinta. Analoga condotta sarebbe stata posta in essere nei confronti di un altro cliente, costretto ad elargire piccole somme di denaro per il timore che la donna contattasse i suoi familiari.