Sicilia nel buio di un tunnel che non finisce: nel 2015 altri 20 mila disoccupati

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Economisti e istituzioni a confronto sui dati del 42° Report Sicilia realizzato dal Diste per la Fondazione Curella. Quest’anno si perderanno ancora migliaia di occupati e la disoccupazione a quota 24.5%. Busetta: “La politica non ha ancora consapevolezza delle scelte coraggiose da compiere. Una nuova normativa sul mercato del lavoro può aiutare se cogliamo opportunità che si presentano” 

Presentato a Villa Niscemi, a Palermo, il quarantaduesimo Report Sicilia, con un titolo che la dice tutta: “In Sicilia la crisi si attenua ma non si vede ancora l’uscita dal tunnel”, realizzato da DiSteConsulting per la Fondazione Curella. Presenti il presidente della Fondazione Curella Pietro Busetta, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’assessore alle Attività produttive del Comune di Palermo Giovanna Marano, il presidente di Diste Consulting Alessandro La Monica, l’assessore per i Beni Culturali e l’Identità Siciliana, Antonio Purpura, e il presidente di Hub-Sicilia Internazionale Francesco Attaguile.

Le previsioni di preconsuntivo sul 2014 elaborate sugli aggregati di contabilità nazionale disponibili, predisposte dal DISTE per la Fondazione Curella, indicano che l’anno si dovrebbe chiudere per l’economia italiana con una flessione del prodotto interno lordo in termini reali dello 0,4%, in decelerazione rispetto ai cedimenti del biennio anteriore: -2,4% nel 2012 e -1,9% nel 2013. L’elaborato allestito simmetricamente per l’economia siciliana preannuncia un consuntivo più brutto di quello nazionale, con il PIL in discesa dell’1,6% seguito agli abnormi ripiegamenti del biennio antecedente: -3,8% nel 2012 e -4,2% nel 2013.

Passando, invece all’esercizio di previsione per l’economia italiana, secondo il Diste, nel 2015 dovrebbe esserci una crescita dello 0,5%, di fatto, quindi, segnando la fine della recessione. Diverso è il discorso per la Sicilia che, sempre secondo questo modello previsivo, resterà ancora drammaticamente impantanata nella crisi, con il prodotto interno lordo stimato in flessione dello 0,8%. Quindi per l’economia siciliana si prevede una decelerazione della tendenza regressiva dopo che, nei sette anni precedenti, il PIL era diminuito ad un tasso medio annuo del 2,5%, ma permane l’andamento recessivo. Evidentemente, queste previsioni si basano sull’assunto implicito che non si verificheranno importanti sconvolgimenti geopolitici, né turbative finanziarie tali da ripercuotersi sull’economia reale.

Sul fronte del mercato del lavoro, in Sicilia le previsioni sono orientate a che i benefici della decelerazioni abbiano effetti molto marginali. Qui si attende la smobilitazione ancora di circa 20.000 occupati (-1,5% a fronte di un +0,2% a scala nazionale) e un aumento di 27.000 persone in cerca di lavoro. In media d’anno il tasso di disoccupazione dovrebbe salire al 24,5%, peggiorando di 1,6 punti rispetto all’anno scorso, mentre il relativo indicatore a livello nazionale aumenterà di 0,5 punti portandosi a quota 13,3%.

“L’uscita dal tunnel sarà lunga e difficile – ha detto Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella -. É necessario un piano di sviluppo serio, con delle linee di intervento che vedano alcuni investimenti in settori strategici come il turismo, la filiera agricola, il farmaceutico , la logistica, la tecnologia. La nuova normativa sul mercato del lavoro può aiutare se riusciremo a cogliere le opportunità che si presentano. La politica deve fare la sua parte ma ancora non vi è piena consapevolezza delle scelte coraggiose da compiere”.

“Siamo ancora dentro il tunnel della crisi – ha detto invece Alessandro La Monica, presidente di Diste Consulting – però qualche segnale di miglioramento esiste: si veda la previsione per il valore aggiunto del manifatturiero e dell’agricoltura, ma soprattutto si veda il graduale diffondersi di iniziative imprenditoriali innovative (start up) e di strategie d’integrazione aziendale (contratti di rete), dove la Sicilia rappresenta rispettivamente una quota del 3,8% e del 2,0% del totale nazionale”.

Dal lato della domanda, i consumi delle famiglie residenti scenderebbero dello 0,5% (+0,6% in Italia), mentre la spesa in conto capitale tenderà a ristagnare sui livelli inadeguati dell’anno prima (-0,2% contro un +0,7% a livello nazionale) sintesi di un modesto recupero degli investimenti in attrezzature e mezzi di trasporto (+1,1%) e di un cedimento dell’1,6% degli investimenti in costruzioni.

Qualche segnale importante è atteso sul fronte dei settori produttivi, dove si prevede un aumento del valore aggiunto dell’industria (+0,5%), dopo il calo medio annuo che ha sfiorato il 5% nel precedente settennio, e un incremento dell’1,5% nell’agricoltura. Viceversa, il valore aggiunto del ramo dei servizi (-0,9%) soffrirà per la debolezza dei consumi, e quello delle costruzioni scenderà dell’1,6% penalizzato anche dai limiti imposti dal Patto di stabilità agli investimenti in infrastrutture, e nonostante l’accelerazione di specifici lavori pubblici prevista dal decreto legge 133 del 12 settembre 2014, detto “Sbocca Italia”.