Sindaco di Palermo: primo confronto tra i candidati a sindaco con l’arcivescovo Lorefice

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Elezioni amministrative Palermo, primo confronto tra i candidati a sindaco con l’arcivescovo Corrado Lorefice. Dieci minuti di tempo ciascuno per raccontare la propria visione della città, affrontando in una assemblea aperta al pubblico le istanze lanciate dall’arcivescovo Corrado Lorefice, con un bambino, Giuseppe, di 10 anni, che ha estratto a sorte la lettera del candidato che ha cominciato a parlare. L’iniziativa  è stata organizzata, nel teatro dell’Istituto don Bosco Ranchibile, dalla Rete sinodale della comunicazione (Cec), in vista delle prossime amministrative, a Palermo. Sul palco il sindaco uscente Leoluca Orlando, lo sfidante più accreditato Fabrizio Ferrandelli, appoggiato da Micciché e Romano, Ismaele La Vardera che gode del sostegno di Fratelli d’Italia, Lega-Noi con Salvini e ilCentrodestra, Nadia Spallitta, Ugo Forello del M5S, Ciro Lomonte. Assenza a sorpresa del candidato Tony Troja, a quanto pare “dimenticato” dagli organizzatori.

“Cosa significa per il vescovo incontrare i candidati a sindaco? Il vescovo non è un politico e neanche un portatore di interessi e non rappresenta nessuna forza politica – ha detto monsignor Corrado Lorefice, aprendo il confronto pubblico tra gli aspiranti candidati a sindaco -. Perché la Chiesa non ha schemi culturali da imporre. L’orizzonte di ogni politica autentica è il bene comune che si trasforma in un appello alla solidarietà. Occorre assumere uno sguardo dal basso sulla città a partire dalla marginalità e dalle sue fragilità. Bisogna stare dentro la città, percepire i suoi drammi, dare voce a chi non ha voce. La democrazia è ascolto delle ragioni di ciascuno. Per questo siamo qui. In questo periodo – ha aggiunto Lorefice che si è insediato il 5 dicembre 2015 – ho imparato a conoscere e ad amare questa città, a diventare palermitano, godendo della sua bellezza, ma anche soffrendo e indignandomi per ogni furto di dignità ai danni degli uomini. La casa del vescovo è sempre a disposizione quale luogo di incontro in vista della soluzione di specifici problemi che incidono sulla carne viva dei nostri cittadini. L’unico sbilanciamento possibile per un vescovo è quello a favore dei poveri, sempre dalla parte dei più deboli, i preferiti di Dio, in direzione dell’inclusione, della giustizia e della pace”, ha affermato, con una certa commozione, l’arcivescovo di Palermo don Corrado Lorefice, nella sua introduzione venerdì sera al confronto con i candidati sindaci, escludendo ogni collateralismo con candidati e parti politiche, ma confermando, piuttosto, l’esclusiva vicinanza ai cittadini, soprattutto a quelli più deboli. Lorefice ha infatti ricordato i disabili, i più poveri, i disagiati che devono essere sempre “in cima ai pensieri degli amministratori”.

“Palermo è una città splendida. La bellezza è un principio fondativo della nostra città. Goethe ne fu rapito…Palermo capitale della cultura del 2018, non è un evento, ma una verità di cui essere orgogliosi, è una città accogliente, città tutto porto: l’accoglienza è l’anima della città, luogo di cura per coloro che intraprendono un viaggio in condizioni disumane per ottenere una vita migliore”, ha aggiunto l’arcivescovo Corrado Lorefice. “Eppure, la bella Palermo, è anche sfigurata da macerie fisiche e sociali, dalle tante forme di povertà, dalla presenza della criminalità organizzata. C’è una sfiducia nelle istituzioni – ha proseguito il prelato – uno scarso senso civico, abusi, evasione, corruzione, la mafia: ne siamo tutti responsabili, quanta connivenza, quanti interessi personali, di gruppo, nella politica come in alcuni ambienti ecclesiali. Quante volte abbiamo cercato la nostra affermazione con metodi sbagliati e abbiamo sporcato le istituzioni, la Chiesa…”.

Palermo, ha ammonito Lorefice, “non dovrà mai smettere di combattere, giorno dopo giorno, sull’esempio di padre Pino Puglisi (e qui don Corrado, che ha conosciuto il prete martire ucciso dalla mafia, si commuove ancora), e dei tanti martiri della giustizia: oggi abbiamo ricordato Pio La Torre”. A chi amministra e amministrerà la città, l’arcivescovo ha raccomandato “il compito di dare l’esempio, di vivere ogni istante nel segno della legalità e con uno stile di vita umile, sobrio e cordiale”. Il lavoro, meglio la sua mancanza, è l’effetto “delle logiche sbagliate: quante clientele, quanti sprechi hanno reso le nostre politiche senza slancio, senza etica pubblica e oggi ne paghiamo il conto”. Tanti giovani lasciano Palermo e la Sicilia: “Assistiamo a un ritorno drammatico all’emigrazione. Occorre tornare a qualcosa di buono e di pulito non per i giovani, ma con loro. Io sono compagno di un sogno che tutti siamo chiamati a condividere, per una Palermo che sia città di tutti, dove nessuno è escluso”.

Poi un pensiero per padre Giovanni Salonia che a causa di alcune polemiche che lo hanno investito ha deciso di rinunciare alla carica di vicario del vescovo. “Padre Solonia è un maestro di umanità che voglio ricordare anche qui”, ha detto l’arcivescovo Lorefice. Padre Salonia, frate cappuccino, nominato da Papa Francesco vescovo ausiliare di Palermo, ha comunicato in questi giorni la sua rinuncia perché colpito da “bugie e calunnie” da parte di ambienti ecclesiali. Parole, dunque, quelle di Lorefice, che ribadiscono una vicinanza e una solidarietà umana e spirituale al religioso. “La democrazia – aveva detto poco prima Lorefice – è l’apertura al valore profondo dell’ascolto delle ragioni di ciascuno e dei più deboli in primo luogo. Tutto è connesso. Tutto è in relazione”.

“Speriamo che questo sia il primo di tanti confronti, perché credo che la città abbia bisogno di conoscere diversi programmi e progetti. Prendo questo come un invito, Palermo ha bisogno di ritrovare un senso di comunità, e chi meglio dell’Arcidiocesi può essere l’interprete”, ha detto il leader de I coraggiosi, Fabrizio Ferrandelli. “Questa è un occasione per registrare l’avanzamento di una città che non vuole ripiombare nella palude”, ha affermato Leoluca Orlando. “Prima vengono i palermitani. Ben venga Palermo capitale dell’accoglienza, ma una città va amministrata come un buon padre di famiglia che deve pensare per prima cosa ai cittadini palermitani – ha osservato il candidato Ismaele La Vardera – Come accogliere se abbiamo realtà come Zen, Borgo nuovo e le periferie abbandonate a loro stesse?”. “Abbiamo avviato un’esperienza che prevede la partecipazione dei cittadini per un’inversione di marcia su attività produttive, lavoro e politiche abitative a Palermo”, ha sostenuto il candidato pentastellato Ugo Forello.

“Sono orgoglioso di essere il sindaco di una città finalmente viva, rispetto a chi voleva ridurla una palude, guardi don Corrado, la città è viva”, ha sottolineato Orlando, indicando la sala gremita nel corso del suo intervento L’intervento del sindaco uscente è stato particolarmente divisivo, con una platea spaccata tra fischi e applausi. Orlando ha poi citato le cifre del bilancio di Palermo, confrontandolo con i debiti delle altre capitali (Roma oltre un miliardo, 4 miliardi Milano, ndr). “E’ una città virtuosa”, ha detto. “Siamo ricchi e non lo sappiamo”, ha aggiunto. Migranti e mobilità i temi più contestati per tutti i candidati. “Volete davvero che mi commuova di fronte al tram? – ha proseguito Orlando -. Saranno i progettisti a suggerire le forme estetiche adatte su via Libertà. Il piano regolatore che abbiamo immaginato è a consumo di suolo zero, al contrario di altri. La verità è che abbiamo rotto l’isolamento. Se non hai una visione finisci in mano al primo farabutto che passa”.

“Io ho una visione che non contempla il tram in via Libertà o a Mondello – ha detto Fabrizio Ferrandelli, l’ex Dem sostenuto da Fi e Cantiere Popolare, strappando applausi alla platea, questa città ha avuto troppi cantieri, è stata ostaggio del traffico, non possiamo permetterci ulteriori costi di infrastrutture, meglio investire in bus elettrici che costano molto meno”. “Del tram al palermitano non frega niente”, ha detto Ismaele La Vardera, sostenuto dalle liste Noi con Salvini e Fratelli di Italia, fischiato e contestato con cori di “vergogna” quando ha ricordato l’inchiesta del procuratore di Catania sulle Ong accusate di lucrare sui salvataggi in mare. “Non nascondiamoci dietro la retorica – ha affermato – una città che accoglie deve prima pensare ai bisogni dei palermitani”. “Il salvataggio dei migranti e’ un dovere irrinunciabile e verrà garantito nelle prossime amministrazioni ampliando i poteri della consulta delle culture e delle associazioni anti tratta”, ha assicurato il candidato del M5S Forello. “Poco è stato fatto a Palermo per creare posti di lavoro, pur avendo gli enti locali gli strumenti come quelli offerti dai fondi europei”, ha detto Nadia Spallitta, candidata Città futura con i Verdi. “Non possiamo piangerci addosso. Dobbiamo aiutare le famiglie, vogliamo un assessorato alle politiche familiari che non c’è. Questa città è costruita male ed è destinata a crollare, tutte le case sono a rischio, basta guardare ai balconi. Dobbiamo avere il coraggio di fare piani regolatori per modificare il sistema viario della città”, ha osservato il candidato sindaco a Palermo di Siciliani Liberi, Ciro Lomonte. (ph. facebook Franco Lannino)