Sistema elettorale in Sicilia da modificare: all’Ars disegno di legge di Venturino (Psi)

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Un  disegno di legge di riforma del sistema elettorale è stato presentato in Assemblea regionale dal vice presidente vicario dell’Ars Antonio Venturino (Psi) che intende modificare la legge regionale 29 del 20/3/1951, che disciplina l’elezione dei deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana e del Presidente della Regione. 

Cinque i punti essenziali della proposta, elaborata con la collaborazione giuridica del professore Salvatore Curreri, docente di Diritto universitario alla Kore di Enna: 1) elezione del Presidente della Regione a maggioranza dei votanti (50% + 1), se questa non viene raggiunta, secondo turno di ballottaggio dopo una settimana senza apparentamento; 2) Premio di maggioranza fisso pari al 60% dei seggi (42 seggi) per dare modo al Presidente della Regione eletto di avere una maggioranza all’Ars; 3) Abrogazione del listino regionale: tutti i deputati per essere eletti devono essere votati, tranne il candidato Presidente migliore sconfitto (leader dell’opposizione) cui è riservato per questo un seggio; 4) Maggiore rappresentanza delle minoranze tramite l’abbassamento della soglia di sbarramento dal 5 al 3% e aggiudicazione dei seggi a livello regionale e non provinciale (dove i pochi seggi in palio nelle circoscrizioni più piccole, come Enna o Caltanissetta, provoca una soglia di sbarramento di fatto); 5) Composizione delle liste in modo da garantire la presenza di entrambi i sessi e doppia preferenza di genere: l’elettore può dare una seconda preferenza se di genere diverso dalla prima.

“Questa proposta – afferma Venturino – nasce da diverse necessità di natura tecnica e politica anche perché la recente modifica dello Statuto della Regione, attuata con la legge costituzionale n. 2 del 7/2/2013 che ha ridotto a settanta il numero dei deputati della Assemblea Regionale Siciliana, richiede un necessario adeguamento. Inoltre – aggiunge il vice presidente vicario dell’Ars – è opportuno evitare un’indebita compressione della rappresentanza democratica a livello territoriale, che deriverebbe dal mantenimento dell’attuale sistema elettorale, in cui non tutti i deputati sono eletti nei collegi provinciali. Sul piano politico – conclude Venturino – ritengo non più accettabile un sistema che consenta ad alcuni candidati di rivestire la carica di deputato regionale in difetto della legittimazione del voto popolare, essendo collegata la loro elezione all’inserimento nella lista del Presidente della Regione”.