Storia del culto di San Giuseppe, “protettore della Chiesa”

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culto di san giuseppe

Il culto di San Giuseppe si sviluppa lentamente. I vangeli ne parlano pochissimo e l’attenzione alla sua persona cresce dopo l’anno mille ad opera di autentici campioni della fede cristiana come Tommaso d’Aquino, Bonaventura e Duns Scoto. Ma colui che meglio lo divulga presso i ceti popolari con le sue prediche infuocate è un grande predicatore, Bernardino da Siena, che giunge a sostenere, nel XV secolo, che san Giuseppe sarebbe stato assunto in cielo come la sua sposa Maria.

Santa Teresa d’Avila nel secolo successivo promosse la devozione in tutta la Spagna, e gli dedicò ben 12 (dodici) monasteri da lei fondati. Cresce così la devozione nel popolo fedele, fino al decreto Quemadmodum Deus, dell’8.12.1870, con cui Pio IX proclamò San Giuseppe “patrono della Chiesa Universale”. Poi è un susseguirsi di riconoscimenti da parte dei sommi pontefici. Leone XIII nel 1889 gli dedica l’enciclica, Quamquam pluries, proclamandolo “modello e avvocato di tutte famiglie cristiane”; Benedetto XV nel 1920 col Motu Proprio Bonum sane, invitò i vescovi, dinnanzi ai problemi del primo dopoguerra, “affinché, in tempi così burrascosi per la cristianità, inducano i fedeli a implorare con maggiore impegno il valido aiuto di San Giuseppe”. Pio XI  nel 1937, con l’enciclica Divini Redemptoris, in cui si condannava il comunismo, lo propose come “modello e patrono degli operai”. Pio XII nel 1955 istituì la festa liturgica di Giuseppe operaio. S. Giovanni XXIII nel 1961, lo nominò protettore del Concilio Vaticano II. S. Giovanni Paolo II nel 1989, emise l’ Esortazione apostolica Redemptoris custos in cui è bene tratteggiata la figura del Santo. Benedetto XVI ne ha parlato spesso e volentieri compiacendosi di portare il Suo nome dal giorno del suo battesimo. Francesco Lo inserisce nel canone della Messa e con la Lettera apostolica Patris corde indice uno speciale “Anno di San Giuseppe”.

Il tempo va rendendo giustizia alla grandezza di questo Giusto e, crescendo i pericoli ed i bisogni della Chiesa, soprattutto nel tempo della cosiddetta modernità, la Sua protezione può e deve crescere insieme all’attenzione e all’amore dei fedeli.

Leone XIII, nell’enciclica Quamaquam  Pluries, del 15.8.1889, riafferma l’analogia fra la Sacra Famiglia e la Chiesa, riprendendo ed esaltando il ruolo del loro patrono:il beatissimo Patriarca si consideri protettore, in modo speciale, della moltitudine dei cristiani di cui è formata la Chiesa, cioè di questa innumerevole famiglia sparsa in tutto il mondo sulla quale egli, come sposo di Maria e padre di Gesù Cristo, ha un’autorità pressoché paterna. È dunque cosa giusta e sommamente degna del beato Giuseppe che, come egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazareth, così ora col suo celeste patrocinio protegga e difenda la Chiesa di Cristo.”

Il nostro santo non è quindi un innocuo vecchietto, per come lo ha tramandato una certa iconografia. Egli è quell’autentico eroe della fede, e dell’impegno fino al sacrificio, a cui lo Spirito Santo ha affidato le sue spose: la Madonna e la Chiesa. E’ il custode a cui l’Eterno Padre affidò il Suo Eterno Figlio fatto uomo. E’ quanto basta ed avanza per venerarLo come il più grande fra i santi. (A cura di Diego Torre)