Strage di Capaci, Lo Voi su Falcone e Borsellino: “Qualcuno ha tentato di imitarli, ma nessuno come loro”

0
64
Giovanni Falcone, strage di capaci

Strage di Capaci, si celebrerà Il 25esimo anniversario con qualche elemento di verità in più. l Csm ha infatti deciso di togliere il segreto su tutti i documenti – custoditi per oltre due lunghi decenni nel caveau di sicurezza nel Palazzo dei Marescialli – che riguardano i rapporti tra Giovanni Falcone e il Consiglio e di pubblicarli. Una decisione legata al plenum straordinario di domani presieduto dal capo dello Stato e che sarà dedicato al ricordo del magistrato ucciso assieme alla moglie, Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Si tratta di tutti gli atti contenuti nel fascicolo personale di Falcone, delle audizioni del magistrato e delle delibere che lo riguardano. “Basta nebbia. E’ una decisione di trasparenza che si colloca nel solco di una scelta consiliare recente, quella di rendere leggibili gli atti non espressamente coperti dal segreto, perché le decisioni del consiglio di magistratura pesano su magistrati, sulla giustizia, sulla storia del Paese e sui suoi cittadini”, ha spiegato il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini aggiungendo che allora il consiglio superiore della magistratura “non ebbe la forza e il coraggio, anche, in parte, in virtù di regole che oggi non ci sono più, di dare quella risposta a cui si riferiva Ayala”.

Oggi però ciascun cittadino potrà leggere quei documenti e decidere per suo conto se aveva ragione Falcone quando diceva che il Csm lo aveva consegnato alla mafia. Certo è che “dietro le stragi c’è stato evidentemente qualcosa di più, la volontà di prevenire ed evitare che Falcone e Borsellino andassero avanti contro il sistema di potere, qualcosa di eversivo per fermare il cambiamento e mantenere quel sistema”, ha affermato il Presidente del Senato, Pietro Grasso, convinto più che mai della necessità di abbattere i muri di indifferenza che ancora esistono e diffondere la cultura della legalità tra le nuove generazioni.

Il  procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi – dal canto suo, ammonisce di stare alla larga  da chi emula male. “Imitatori di Falcone e Borsellino ce n’erano, e soprattutto ce ne saranno successivamente a loro; ma come spesso succede con gli imitatori, a volte qualcuno di questi ha suscitato un po’ di ilarità e l’imitazione non è mai riuscita. Pur conoscendo centinaia di colleghi bravissimi, da magistrato devo purtroppo riconoscere – ha amaramente constatato – che non ce ne sono stati altri magistrati come loro”.

A proposito del metodo di lavoro del giudice ucciso a Capaci, Lo Voi ha aggiunto:”Falcone aveva ottimi rapporti con i giornalisti, però notizie non ne uscivano. Non andare a caccia di prove dopo aver arrestato qualcuno, ma avere le prove prima per evitare di far inutilmente male a un innocente e far perdere tempo al sistema”.