Strage di via D’Amelio, don Scordato: “Borsellino martire per la giustizia sia Beato”

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Paolo Borsellino deve essere considerato “una persona che è stata capace di affrontare anche il rischio di un martirio a causa della giustizia”. Ne è convinto don Cosimo Scordato, che a Palermo ha celebrato una messa in ricordo del magistrato ucciso 27 anni fa e le cui parole sono state anticipate dal Sir, l’agenzia dei vescovi.

Secondo il sacerdote, considerando anche che Borsellino era credente e praticante, si deve prendere come riferimento il passaggio evangelico delle beatitudini in cui Gesù dice “beati coloro che verranno perseguitati a causa della giustizia”. E per don Scordato Borsellino può essere considerato a tutti gli effetti un “martire a causa della giustizia”.

“E’ nostro dovere chiedere per Paolo Borsellino e per le tante persone che hanno servito la comunità e lo Stato un processo di beatificazione”. Lo ha proposto don Cosimo Scordato che nella chiesa di San Saverio ha celebrato la messa per il magistrato ucciso nel 1992 nella strage di via D’Amelio.

L’auspicio di don Scordato, che ha celebrato la funzione religiosa assieme a don Luigi Ciotti, si richiama alla stessa procedura canonica che ha portato alla beatificazione di Rosario Livatino, il giudice “ragazzino” ucciso dalla mafia nel 1990. Citando Gesù, il sacerdote ha detto: “Beati i perseguitati a causa della giustizia”. E ha richiamato i valori della testimonianza e del “martirio” di Borsellino: purezza, trasparenza, mitezza.

“Sono – ha aggiunto – beatitudini che hanno a che fare con la vita di ogni giorno. Dobbiamo quindi superare i modelli ecclesiastici di santità e sentirci tutti debitori per una testimonianza di resistenza diventata un atto supremo di libertaà. Tutti dobbiamo anche contribuire a portare a verità le vicende di cui uomini come Borsellino sono stati protagonisti”.

In prima fila, nella chiesa affollata da magistrati e uomini delle forze dell’ordine tra cui il capo della polizia Franco Gabrielli, c’erano due dei figli di Borsellino, Fiammetta e Manfredi. In questa chiesa barocca del Seicento, il magistrato partecipava sempre alla celebrazione domenicale. “Di lui – ha detto don Cosimo Scordato – ho il ricordo di una persona che si dedicava amorevolmente alla famiglia”.

Primo anniversario senza la sorella Rita

Rita Borsellino, sorella del procuratore aggiunto Paolo, per la prima volta dalla strage del 19 luglio ’92 non era in via D’Amelio per le commemorazioni. E’ morta il 15 agosto 2018 dopo una lunga malattia. Un manifesto col suo volto e’ stato appeso in uno dei balconi di via D’Amelio e un lungo applauso ha accompagnato il suo ricordo fatto dal palco allestito nella strada dove abitava la madre e dove anche lei ha vissuto. Rita Borsellino ha dedicato ai bambini e agli studenti il suo impegno antimafia nel nome del fratello Paolo. Il testimone di questi ideali, come ha ricordato l’altro fratello Salvatore, è ora passato ai nipoti.

Minuto di silenzio in via D’Amelio alle 16:58

L’elenco delle vittime della strage del 19 luglio 1992, un minuto di silenzio alle 16:58, ora della strage di via D’Amelio, al suono di una tromba e, al termine, un lungo applauso. Così Palermo ha ricordato Paolo Borsellino e i suoi agenti di scorta nel 27/mo anniversario dell’eccidio. Le manifestazioni sono organizzate dal movimento delle “Agende rosse” e dal Centro studi Paolo e Rita Borsellino. L’inno d’Italia è stato cantato dalla soprano Marta Favaloro. Sul palco, allestito nella strada, si sono alternati familiari di alcune delle vittime della mafia che non hanno ancora avuto giustizia come la madre del piccolo Claudio Domino.

“Sono passati 32 anni e non abbiamo ancora giustizia per un bambino di 11 anni che è stato assassinato mentre tornava a casa”. A dirlo, da via D’Amelio, è Graziella, la mamma di Claudio Domino, il bimbo ucciso il 7 ottobre 1986. “Ho appreso da Facebook che mio figlio è stato ucciso dalla mafia dello Stato. Un dolore immenso” ha detto rivolgendosi alle istituzioni presenti in via D’amelio. La mamma di Claudio ha quindi lanciato un appello: “Aprite il caso di Claudio. Ci sono dei pentiti che stanno parlando, che stanno dicendo che il bambino non è solo vittima di mafia ma di Stato”. E ha aggiunto: “Dopo 32 anni non ho ancora lo status di parente di vittima di mafia, eppure io ho raccolto un bambino dalla strada, il mio bambino”. Dal padre di Claudio, Antonio, è invece arrivato un ringraziamento alla Commissione antimafia per aver deciso di desecretare alcuni documenti. “Un’operazione di verità e giustizia – ha detto – che fino ad oggi tutti i governi non aveva avuto il coraggio di fare”.

Varchi (FdI): Vogliamo la verità sulla strage di via D’Amelio

“Vogliamo conoscere la verità sulla strage di via D’Amelio, in cui vennero uccisi il procuratore Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Per questa ragione ho firmato per l’istituzione della commissione d’inchiesta, così come annunciato dalla presidente Giorgia Meloni, sull’attentato del 19 luglio di 27 anni fa”. Lo dice Carolina Varchi, deputato nazionale di Fratelli d’Italia e capo gruppo in commissione giustizia, che stasera parteciperà alla fiaccolata in ricordo del magistrato ucciso assieme ai poliziotti. “Paolo Borsellino – aggiunge – è un martire della mafia, così come i tanti uomini dello Stato che sono caduti per assolvere al proprio dovere, e noi abbiamo il diritto di conoscere la verità e di raccontarla ai cittadini che in questi anni bui hanno dovuto assistere a depistaggi, bugie, insabbiamenti e falsità. La lotta per liberare la Sicilia dalla mafia non è finita e lo dimostrano le operazioni in serie condotte da forze dell’ordine e magistratura per debellare un cancro che ormai non affligge soltanto la nostra Isola”, conclude Varchi.