Strage di via D’Amelio, Di Matteo: “C’era Contrada? Versioni discordanti”

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salvo palazzolo

Ci sono ancora molti spunti emersi nel corso delle indagini nei processi sulla strage di via D’Amelio, sui quali sui quali bisognerebbe ancora indagare. Lo ha detto il sostituto procuratore antimafia Antonio Di Matteo nel corso del l’audio è in Commissione parlamentare antimafia.

Di Matteo, in particolare, ricorda che attorno alla presunta presenza di Bruno Contrada in Via D’Amelio, il giorno dopo la strage avvenuta il 26 luglio 1992, ci sono state versioni contrastanti e reticenti da parte di esponenti delle forze dell’ordine. E questa particolare vicenda è stata anche al centro di un processo per falsa testimonianza ai Pm.

“Il giorno dopo la strage di via d’Amelia – ricorda Di Matteo – un ufficiale, il capitano Umberto Sinico si presentò in procura a Palermo e ad alcuni magistrati, se non ricordo male Antonio Ingroia e un altro, disse che aveva saputo che nel momento immediatamente successivo all’esplosione era stato visto il dottor Contrada allontanarsi dal teatro della strage, non so se con un’agenda in mano. Ingroia riferì immediatamente i fatti alla dottoressa Boccassini. Sinico era stato chiamato dalla Boccassini e aveva risposto che poiché si trattava di un amico fraterno non poteva dire chi era stato a dargli questa notizia”.

Qualche anno dopo – ha riferito Di Matteo – lessi di questa vicenda nei verbali e andai dal procuratore dell’epoca: “Dissi questo ufficiale non può invocare il diritto al segreto dell’identità della fonte, è stato reticente e lo richiamai. Questo ufficiale, particolarmente efficace ed esposto alla lotta alla criminalità. Lui mi disse lei ha ragione ma io mi faccio incriminare e io lo iscrissi nel registro degli indagati per false informazioni al pm”. “Un sabato pomeriggio – ricorda ancora Di Matteo – si presentò in procura e mi disse che aveva deciso di fare il nome perché nel frattempo altri ufficiali dei carabinieri avevano detto di aver saputo che Contrada era lì”.

La sua fonte era un funzionario di polizia il dottor Roberto Di Legami. La stessa sera del 19 luglio alla squadra mobile degli agenti di polizia avevano visto Contrada in via d’Amelio e avevano presentato una relazione di servizio ma gli era stato intimato di distruggerla. “Io disposi – continua Di Matteo – dei confronti tra ufficiali dei carabinieri e polizia, per chiarire un contrasto su una circostanza sulla presenza di Contrada, da una parte ufficiali dei cc e un funzionario della polizia che dicevano il contrario. Non si sapeva chi avesse detto la verità e si è fatto un processo passato sotto silenzio che si è concluso con una assoluzione”.