Stupri e omicidi a bordo, arrestati ad Agrigento tre scafisti nigeriani

0
31
scafista tunisino

Tre scafisti nigeriani arrestati dalla polizia ad Agrigento con accuse pesantissime. Le manette sono scattate ai polsi non soltanto per traffico di esseri umani, ma anche per sequestro di persona a scopo di estorsione, violenza sessuale e omicidio.

I tre africani erano sbarcati a Lampedusa lo scorso 16 aprile. Il provvedimento eseguito dagli agenti della squadra mobile di Agrigento è stato emesso dalla Dda della Procura di Palermo. Agli scafisti nigeriani sono state contestate anche alcune aggravanti, tra cui la transnazionalità del reato, la disponibilià di armi, l’agire con crudeltà e le sevizie per futili motivi.

I migranti venivano minacciati con i kalashnikov e costretti a stare all’interno di un edificio, chiamato “Casa bianca”, in attesa di partire dalla Libia per raggiungere le coste italiane. E’ questo uno dei retroscena che emergono dall’operazione che all’alba di oggi ha portato all’arresto dei tre scafisti nigeriani.

In particolare, i tre sono accusati di avere stipato i migranti all’interno di una struttura vicino al mare, di averli minacciati anche con armi da fuoco. “Li privavano di ogni loro avere e li sottoponevano ad ogni sorta di violenza e vessazione, al fine di ottenere, da parte dei loro familiari, il versamento della somma necessaria quale prezzo della liberazione”, si legge nel decreto di fermo.

Secondo i magistrati che hanno coordinato l’inchiesta, gli arrestati avrebbero “svolto le mansioni di guardiani armati (con fucili mitragliatori e pistole) della struttura sita in Sabrata ed utilizzata dal sodalizio per il concentramento di centinaia di migranti che venivano privati della libertà personale e sottoposti ad ogni sorta di vessazione – sino a quando non effettuavano prestazioni lavorative i loro familiari e amici non disponevano, in favore dell’associazione, il pagamento delle somme richieste per la liberazione o la traversata del Mediterraneo a bordo di imbarcazioni fatiscenti ed inadeguate che venivano stipate oltre le condizioni massime”.