“Suez”, il Canale che ha cambiato la storia, raccontato da Marco Valle

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Il Canale di Suez come espressione geografica, frutto dell’ingegno dell’uomo e luogo dello spirito. Taglio, cesura tra due continenti, ponte tra mari e popoli diversissimi. Nodo di transito e di incontro, elemento di disputa e di aperta conflittualità.

Tutto questo e molto altro è efficacemente raccontato nel saggio di Marco Valle “Suez – Il Canale, l’Egitto e l’Italia da Venezia a Cavour, da Mussolini e Mattei” (casa editrice Historica, euro 22,00).

suezIl giornalista e scrittore, triestino di nascita e milanese d’adozione, con uno stile raffinato, fluido e carico di suggestioni ripercorre la storia del Canale fin dalla sua nascita. Non una semplice narrazione, ma un intreccio nel quale l’ingegno dell’uomo, gli interessi degli Stati e le vicende umane si alternano dai tempi dei faraoni fino ad oggi.

E’ soprattutto il periodo che va dalla seconda metà dell’800 fino ai nostri giorni sul quale l’autore focalizza la sua attenzione. Scelta azzeccata perché consente di analizzare con chiavi di lettura appropriate la storia attuale.

La prima nave attraversò il canale il 17 febbraio 1867, ma il Canale venne inaugurato in pompa magna il 17 novembre 1869. L’opera, progettata dall’ingegnere trentino Luigi Negrelli e realizzata da una compagnia francese diretta dal diplomatico Ferdinand De Lesseps era finalmente operativa. Insieme al traffico mercantile, iniziava il grande gioco di interessi geopolitici su Suez e nel Mediterraneo. Francia e Gran Bretagna giocavano in parallelo la partita dell’egemonia sul “Continente liquido” che bagnava le sponde di Europa, Africa e Asia. Ma anche l’Italia post-unitaria iniziava a recitare un ruolo non di secondo piano.

Tra gli episodi narrati da Valle, la chicca dell’arrivo “inatteso e ingombrante” nei nostri mari della marina degli Stati Uniti. Era il gennaio del 1909, non c’era ancora la Nato e l’Onu, gli States erano lontanissimi, Google, la Tv e la Cnn non erano ancora stati inventati così come non esistevano ancora i trasporti aerei. Vedere sfilare ventotto navi da guerra tra le quali corazzate e cacciatorpediniere provenienti dalla Virginia e osservarle attraversare il Canale di Suez sarà stato uno spettacolo impressionante. Esattamente il risultato che volevano ottenere a Washington. La dimostrazione di potenza fu la chiave che consentì agli uomini della Standard Oil di John Rockfeller, la futura Esso, tra alterne vicende, di mettere radici in Europa e Medio Oriente.

Il Canale assistette muto anche alla temperie dell’avventura coloniale italiana e delle guerre britanniche in Egitto e Sudan che l’autore richiama con descrizioni precise degne dell’opera di Edoardo Scarfoglio “Viaggio in Abissinia” o dei “Sette pilastri della saggezza” di Lawrence d’Arabia.

Le due guerre mondiali vedono Suez contesa, prima di arrivare al golpe egiziano del 1952, con la deposizione di re Faruq e la nazionalizzazione del Canale annunciata da Nasser nel 1956.

suezProprio a Gamal Abd el Nasser (nella foto) l’autore dedica alcune interessanti pagine. Da giovane il futuro leader egiziano non risultò estraneo all’influenza delle correnti anti-britanniche incoraggiate dall’Asse che, alla vigilia della II guerra mondiale, dall’Iraq alla Palestina attraversarono i movimenti nazionalisti nord africani e mediorientali.

La scelta della nazionalizzazione di Suez cambiò i rapporti tra Egitto e Gran Bretagna. Inglesi e francesi reagirono militarmente alla scelta di Nasser e soltanto l’intervento di Usa e Urss fermò una pericolosissima escalation. La guerra dei “Sei Giorni”, Sadat, Moubarak e la primavera araba sono tappe e storie che tracciano un percorso che influenza pesantemente l’attualità.

E l’Italia? Il nostro Paese nella storia di Suez e dei leader egiziani è presente più di quanto non si creda. Valle lo spiega benissimo non soltanto nella parte che riguarda la resistenza pan-araba e anti inglese influenzata dal fascismo, ma soprattutto ripercorrendo la vicenda legata all’attività di Enrico Mattei e dell’Eni. La tutela degli interessi nazionali, la strategia volta da instaurare rapporti privilegiati con la classe dirigente egiziana e iraniana per rompere il monopolio petrolifero delle “sette sorelle” procedeva a fasi alterne, influenzata da governi con indirizzi politici contrastanti.

La volontà di esercitare un ruolo leader nel Mediterraneo dialogando con il mondo arabo  per contendere a Francia e Gran Bretagna spazi economici e politici, si scontrava con le correnti interne ai partiti di governo che giocavano invece la partita dell’affidabilità filo-Atlantica. La vicenda Mattei e la fine del manager è ancora oggetto di indagini e dibattiti.

Il braccio di ferro tra Italia, Gran Bretagna e Francia non è mai terminato. Valle lo fa comprendere benissimo anche se tra le righe. La guerra alla Libia, la primavera araba, la deposizione di Moubarak e, forse, anche l’oscura e tragica vicenda di Giulio Regeni, sono capitoli di una stessa storia.

Una storia che in “Suez” Marco Valle riassume con un poderoso lavoro di documentazione e un’altrettanta notevole capacità di tenere il lettore incollato alle pagine del suo saggio.