Summit mafioso a Catania per incontrare un padrino che ad oggi non ha un nome

0
551
sparatoria in via danisinni

Boss da Palermo e da Agrigento “on the road” per incontrare un misterioso personaggio della mafia catanese, probabilmente un padrino di rango, che resta ancora senza nome. Gli indizi che portano a lui sono tanti nelle intercettazioni effettuate dai carabinieri di Agrigento, che nei giorni scorsi hanno fatto scattare un blitz contro 56 mafiosi.

Le indagini dicono che il summit di Cosa nostra si è tenuto il 9 febbraio 2017, proprio a Catania; dicono anche dell’altro: uno dei temi da discutere era la “messa a posto”, ovvero la riscossione del pizzo, di una ditta di Giardini Naxos, che stava facendo un lavoro a Sciacca. Ma gli argomenti sul tavolo sarebbero stati anche altri. La presenza dei palermitani dice molto.

I boss si riorganizzano. L’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha registrato decine di incontri fra i mafiosi di mezza Sicilia. I boss si riorganizzano, provano a lanciare nuovi affari. E provano soprattutto a intrecciare altre relazioni con insospettabili: fra gli arrestati del blitz, spicca il nome di Santo Sabellasindaco di San Biagio Platani, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine è durata oltre due anni e si è avvalsa di intercettazioni, pedinamenti; gli inquirenti avrebbero voluto contare anche sulle testimonianze delle vittime delle estorsioni, ma nessun operatore economico ha denunciato.

Ora, dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Filippo Serio emerge la lista dei summit di mafia scoperti negli ultimi mesi. Dell’incontro a Catania, i carabinieri sanno il giorno prima, quando sentono dei mafiosi che programmano nei dettagli il viaggio. Si comprende subito che è un incontro importante quello che dovrà tenersi.

A parlare sono Calogerino Giambrone, esponente di vertice della famiglia mafiosa di Cammarata e il capo del mandamento di San Mauro Castelverde, Antonio Giovanni Maranto. Il boss agrigentino e quello palermitano. Alla trasferta a Catania parteciparono anche Domenico Maniscalco, referente della famiglia mafiosa di Sciacca e Santo Di Dio, uomo di fiducia di Maranto e appartenente alla famiglia di Capizzi, inserita nel mandamento di San Mauro Castelverde. Una nutrita delegazione per incontrare il misterioso padrino di Catania.

La sera dell’8 febbraio, le intercettazioni sono chiare, i carabinieri organizzano il pedinamento per la mattina seguente. Il punto di incontro tra Maniscalco e Giambrone è l’area servizio Erg, ad Agrigento, sulla SS640. I boss si guardano attorno, sono parecchio sospettosi. Non è davvero facile seguirli. Ma i carabinieri li stanno già intercettando. Maniscalco lo sospettava, chiedeva a Giambrone se avesse “bonificato” l’auto. Giambrone lo rassicurava. Ma la cimice c’era per davvero in auto. I due, dopo aver imboccato l’autostrada A19  – direzione Catania – escono allo svincolo Mulinello, sulla S.P. 7A, dove incontrano Maranto e Di Dio. Ora sono in quattro a proseguire il viaggio, su due auto. Entrambe intercettate. E le parole dei mafiosi scorrono in diretta. Quattro uomini, quattro boss che concordano e valutano offerte da fare, accordi da stringere e regole da dettare. Senza troppi giri di parole. Secondo il codice che Cosa nostra impone.

I nuovi affari dei clan. Dalle conversazioni intercettate prima e dopo il summit, “si evince come nel corso dell’incontro – scrivono i magistrati – sarebbe dovuta avvenire la formale presentazione con un personaggio non meglio identificato dell’area catanese. Inoltre, Maniscalco, essendo noto nell’ambiente per la sua appartenenza alla locale consorteria criminale, avrebbe dovuto interloquire in merito alla “messa a posto” di una impresa di Giardini Naxos impegnata con dei lavori nel territorio di Sciacca”.

Ma quali nuovi affari hanno messo in campo i clan siciliani? E come mai una figura come Antonio Giovanni Maranto, capo del mandamento di San Mauro Castelverde, sceglie di andare in prima persona a Catania per concordare cosa? Chi è questo Mister X, così importante da mantenere contatti con Agrigento e Palermo? Cosa si saranno detti e quali  sono i nuovi affari che Cosa nostra sta pianificando? Si indaga fra Palermo e Catania. A partire dal rango mafioso dei partecipanti all’incontro. (di katya maugeri per http://www.sicilianetwork.info)